Il Tirreno

Pisa

Frana di Ripafratta la procura indaga sulle responsabilità

di Sharon Braithwaite
Frana di Ripafratta la procura indaga sulle responsabilità

Vanno avanti i lavori per la messa in sicurezza della collina Il proprietario: «Ho fatto tutto quanto era in mio potere»

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RIPAFRATTA. Sono passati sei mesi dalla frana che ha distrutto la casa della famiglia Grassotti in via Fattori. I primi segni della precarietà della collina, in cima alla quale si trovava il traliccio di Terna, risalgono al marzo del 2013. Sono in corso le indagini della magistratura per accertare le responsabilità dell’accaduto. Francesco Alessi, proprietario del terreno franato, ha quasi finito le operazioni di messa in sicurezza del versante.

«Ho fatto il possibile affinché nulla di grave accadesse - racconta Alessi -. Ma il mio calvario non è finito, ora sono solo ad affrontare gli eventi: per me è stato un trauma non poter agire in tempi rapidi a mie spese e ora sono in guai seri».

Era il 17 dicembre 2014, la famiglia Grassotti stava cenando in cucina: Mario Grassotti, la moglie Maria Teresa Corti, le figlie Aurora e Chiara e il fidanzato di quest’ultima. Verso le 20.30 un rumore sinistro allerta il cane di famiglia, Tex, un border collie di sei anni, che inizia ad abbaiare e dalla paura spezza la catena. Chiara Grassotti esce dalla porta d’ingresso e si rende conto del pericolo: la collina sta franando. «Tutti fuori!», urla ai suoi familiari. Qualche secondo dopo, una massa di terra e pietre distrugge la villetta: per fortuna, tutti illesi. Ma c’è mancato poco. Nel mese di aprile Terna ha rimosso il pilone e spostato il cavidotto. Ciò ha consentito alla famiglia Alessi di effettuare i lavori di “sgaggiamento” del costone. Appena saranno conclusi, la famiglia Grassotti potrà accedere alla sua proprietà. «Fin dal primo smottamento mi sono affidato a dei tecnici competenti. Io mi intendo di elettricità, sono un ex dipendente dell’Enel. L’ingegnere Tintori di Bagni di Lucca ha curato il progetto di messa in sicurezza – dice Alessi -. Abbiamo creato un gradone in alto, dove era il traliccio e poi abbiamo “sgaggiato”, rimosso tutta la massa franosa che era sul pendio».

I lavori di sgaggiamento, quindi, finiranno nei prossimi giorni. «Il grosso è stato fatto – aggiunge Alessi -. Vorrei dire che da marzo 2013 io non ho più una vita privata: vivo esclusivamente con tecnici, geologi, ingegneri, periti per una cava franata. Io credevo di aver ottemperato a tutto. Qualcosa si sta muovendo contro di me, non posso aggiungere altro. A chi di dovere dovrò dimostrare che io ho fatto il possibile e anche di più».

In parallelo ai lavori degli inquirenti c’è quello della commissione speciale presieduta da Giacomo Mannocci, che afferma: «Mi auguro di poter concludere le audizioni entro luglio. Stanno emergendo varie responsabilità nella conduzione delle pratiche amministrative».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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