Il Tirreno

Pisa

Razzismo a scuola, perquisizioni dei carabinieri: acquisiti i telefonini degli studenti e le password per accedere ai social

Perquisizioni da parte dei carabinieri (foto d'archivio)
◗
Perquisizioni da parte dei carabinieri (foto d'archivio)

Militari in divisa e in borghese nell'istituto superiore pisano frequentato dalla 14enne senegalese destinataria di lettere con insulti razzisti

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Blitz dei carabinieri di Pisa a scuola il 28 maggio per eseguire perquisizioni a carico di tutti i compagni di classe dell'alunna senegalese quattordicenne destinataria, negli ultimi due mesi, di sette lettere anonime piene di insulti razzisti. I militari, una decina, in divisa e in borghese, hanno agito su delega della procura dei minori di Firenze e sono arrivati nell'istituto intorno alle 9.30.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11517103:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/05/29/news/ragazza-derubata-nella-stessa-classe-delle-offese-razziste-1.11517103]]

Dopo un breve colloquio con il dirigente scolastico, sono entrati in aula e hanno intimato agli studenti di consegnare i propri telefonini. L'obiettivo  quello di cercare "tracce" utili alle indagini sui cellulari di ciascuno o sui profili dei social network. Le perquisizioni sono proseguite per tutta la mattinata e i ragazzi sono stati anche ascoltati singolarmente alla presenza di almeno un docente. In un caso, uno di loro si  fatto assistere dal padre accompagnato dal legale di famiglia, mentre una mamma è stata presa a verbale in caserma perché voleva riferire circostanze che possono essere in qualche modo legate ai fatti. Poco prima dell'una, alla fine dell'orario scolastico, l'alunna senegalese ha lasciato la scuola, mentre le attività dei carabinieri sono proseguite a lungo.

Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo sulla vicenda e si limitano a confermare che le operazioni "si sono svolte per quanto possibile senza intralciare l'attività didattica e senza creare tensioni agli altri studenti che frequentano l'istituto". Ma è chiaro che la presenza delle divise non è passata inosservata e, forse, uno degli obiettivi del blitz era proprio quello di alzare il livello di pressione per cercare di indurre l'autore delle lettere a commettere passi falsi. I ragazzi sono stati ascoltati singolarmente, mentre gli altri sono sempre stati guardati a vista dai carabinieri per evitare che qualcuno tentasse di concordare versioni da riferire agli investigatori.

Nel corso dei colloqui, stando a quanto si è appreso, nessuno ha fatto ammissioni di colpa, né sarebbero state riferite circostanze in grado di imprimere una svolta all'inchiesta. Neppure le dichiarazioni della mamma aggiungerebbero nulla a un'indagine che continua a essere un rompicapo e che, assicurano gli inquirenti, prosegue a 360 gradi senza particolari sospettati ma anche senza escludere nessuna pista. Ora i telefonini dei ragazzi, tutti sequestrati, saranno accuratamente analizzati dai carabinieri alla ricerca di chat, messaggi o altri elementi che possano risultare utili. Così come saranno scandagliati a fondo i profili social degli alunni ai quali i carabinieri hanno chiesto le password per potervi accedere senza restrizioni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera