Il Tirreno

Pisa

Minaccia di gettarsi dal tetto

di Gianluca Campanella
Minaccia di gettarsi dal tetto

Senza lavoro, è salito su un palazzo al Cep. Solo dopo un’ora di tensione ha accettato di scendere

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PISA. Paura al Cep ieri pomeriggio quando uno straniero di 23 anni è salito sul tetto di un palazzo di nove piani in piazza Papa Giovanni XXIII, minacciando di gettarsi di sotto: sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Che dopo più di un’ora di trattative sono riusciti a convincerlo a scendere per le scale.

Alla fine, quando il protagonista del tentato suicidio è stato portato al pronto soccorso per gli accertamenti, il padre ha spiegato che il giovane in passato ha avuto alcuni problemi con la giustizia e stava provando a rifarsi una vita; ma gli è risultato impossibile trovare un lavoro e provvedere al sostentamento della sua famiglia: una compagna italiana di 20 anni e la loro bimba di un anno e mezzo. La coppia con la piccola vive in casa dei nonni paterni, poco lontano dal palazzo in cui è successo l’episodio.

Ieri sono stati gli amici e il fratello dell’uomo a riconoscerlo, dopo averlo visto sul tetto, e hanno chiamato il numero di emergenza. La madre dello straniero è accorsa subito sul prato sotto il palazzo e ha provato a convincere il figlio a desistere. Mentre le forze dell’ordine e i vigili del fuoco parlamentavano con il giovane, sul posto arrivavano anche la compagna e la figlia e per sicurezza veniva piazzato un materasso da salto sotto il tetto. Quando l’uomo si è fatto il segno della croce e sembrava che prendesse la rincorsa, le numerose persone che assistevano alla scena hanno urlato: «No!».

Per qualche minuto non si capiva più dove fosse; i poliziotti continuavano a promettergli di portare sul tetto la bimba per provare a tranquillizzarlo e la mossa ha funzionato, perché lo straniero ha accettato di farsi raggiungere sul tetto dal fratello. Per fortuna i tentativi di persuasione sono andati a buon fine e l’uomo è sceso volontariamente. Le ambulanze e le pattuglie si sono messe in moto per condurlo in ospedale.

Anche la sua compagna lo ha seguito su un’auto della polizia per stargli vicino. Solo a quel punto la gente presente, che fino a quel momento aveva seguito in silenzio, ha cominciato a sciogliere la tensione e a commentare.

Il padre ha dichiarato che da circa una settimana il ventitreenne dava segni di disperazione e una notte lo aveva visto con un coltello puntato alla gola, mentre si lamentava di non riuscire a mantenere la sua famiglia, di non sapere dove andare e di volerla fare finita. Poi ha aggiunto che tutti i giovani vivono quella situazione, che tutti sentono la crisi ed è difficile vivere in questo periodo.

Alla fine il padre ha ringraziato tutte le squadre di soccorso intervenute e ha chiesto al Comune un aiuto per trovare un lavoro a suo figlio.

La bimba, intanto, era stretta alle braccia della nonna paterna; e poco dopo è arrivata anche la nonna materna, con le lacrime agli occhi: la piccola cercava disperata i genitori che non c’erano più; troppo piccola per capire, ma abbastanza grande per avvertire la tensione: piangeva senza che nessuno riuscisse a calmarla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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