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Il Parco coltiverà canapa nelle aree agricole

Il Parco coltiverà canapa nelle aree agricole

Sarà una sperimentazione con possibili utilizzi nel campo dell’edilizia e del tessile Il presidente: «In futuro non escludiamo la produzione anche ad uso terapeutico»

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MIGLIARINO. Dopo i casi del comune di Capannori e della regione Puglia, dove da qualche anno è stata attuata una politica volta a incentivare la coltivazione della canapa, anche l'Ente Parco di San Rossore Migliarino Massaciuccoli scopre le innumerevoli qualità di questa pianta, avviando la sperimentazione della coltivazione nelle aree agricole della Tenuta di San Rossore e nei terreni della bonifica del Lago di Massaciuccoli.

«La scelta di sperimentare la coltivazione della canapa nel parco - spiega Fabrizio Manfredi, Presidente dell'Ente Parco - nasce dalla consapevolezza che per ottenere il risanamento dei terreni del lago di Massaciuccoli, è necessario proporre degli scenari alternativi alle imprese agricole».

«Attraverso la sperimentazione - continua il presidente - si vuole infatti verificare se la coltivazione della canapa possa davvero migliorare gli effetti dell'agricoltura sull'ambiente, incrementando i redditi degli agricoltori, che potrebbero così fare della sostenibilità il loro business, dal momento che rispetto ad altre colture presenti nel territorio, come il mais e il grano, la coltivazione della canapa ha il vantaggio di richiedere meno quantità di acqua e di fertilizzante, avendo così un minor impatto ambientale».

Gli utilizzi della canapa sono smisurati e riguardano i settori più disparati: dal biomedico a quello terapeutico ed energetico, anche se «nel nostro caso - sottolinea Fabrizio Manfredi - siamo orientati soprattutto verso il settore tessile o l'edilizia, con la produzione di pannelli e materassini isolanti costituiti da fibre della pianta».

Molti degli impieghi della canapa che oggi utilizziamo erano già conosciuti dagli italiani della prima metà del Novecento, che la producevano per ottenere sostanze oleose (per illuminazione ed energia), fibrose (vestiti, carta, corde) ed alimentari (foraggio per gli animali), al punto che il nostro Paese fu il secondo produttore ed esportatore al mondo di canapa, dietro solo all'Unione Sovietica.

Inoltre, nel caso in cui la coltivazione della canapa nel Parco (si tratta di una superficie di un ettaro in cui verranno interrati venticinque chili di semi) dovesse risultare una scelta azzeccata, sia a livello ambientale che economico, il presidente non esclude «che il Parco potrebbe candidarsi ad assumere un certo ruolo nella produzione di canapa per uso terapeutico, dato che una legge della Regione Toscana ne regolamenta l'uso e visto che è stata annunciato, nei mesi scorsi, l'avvio di una prima produzione sul territorio toscano presso l'Istituto Farmaceutico Militare di Firenze».

«L'Ente Parco - conclude Manfredi - ha il merito di aver avviato, con la sperimentazione della coltivazione della canapa, un processo di diversificazione dei sistemi colturali in virtù di una migliore tutela del lago, reperendo le risorse finanziarie necessarie al processo di riconversione tecnica ed organizzativa nell'agricoltura locale». (l.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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