Il Tirreno

Pisa

penalizzati i non residenti nell’asl 5

Tempi diversi nella consegna dei farmaci per i sieropositivi

PISA. Risolto il problema della mancata consegna dei farmaci all’ospedale a chi non era residente nell’area dell’Asl 5, i malati in cura per Hiv ed epatite C sono alle prese con un nuovo impasse:...

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PISA. Risolto il problema della mancata consegna dei farmaci all’ospedale a chi non era residente nell’area dell’Asl 5, i malati in cura per Hiv ed epatite C sono alle prese con un nuovo impasse: ora le medicine per i non residente vengono date solo per un mese, mentre per gli altri la scorta arriva a due mesi.

La denuncia arriva da uno dei malati, sieropositivo (omettiamo il nome per tutelarne la privacy), che già a marzo aveva sollevato il caso dello stop in ospedale alla consegna dei farmaci a chi non era residente nel comprensorio dell’Asl 5. Una decisione che aveva creato disagi profondi nell’utenza (1600 malati, di cui il 56 per cento fuori Asl) costretta a dover presentarsi negli ospedali delle città dove vivono per prendere medicine riferite a patologie che ancora oggi risultano essere discriminanti.

La segnalazione della scorta limitata a un mese è stata inviata anche al governatore regionale, Enrico Rossi.

«A marzo facevo presente l'esistenza di una situazione di estremo disagio che investiva, già da alcune settimane, decine e decine di pazienti in cura per l'Hiv presso l'Aoup di Pisa, e che - a dispetto di qualsiasi formale smentita - era davvero, nei fatti, una vera e propria discriminazione a carico dei non residenti nella Asl 5 di Pisa. Tale discriminazione è stata causata dall'introduzione, peraltro - a quanto risulterebbe - senza alcun atto formale da parte del dirigente della distribuzione dei farmaci dell'ospedale di Pisa, del divieto di continuare a distribuire ai non residenti nella Asl 5 i farmaci che vengono prescritti dai medici del reparto di malattie infettive dell'ospedale ai pazienti in cura per infezione da Hiv, Hcv o per confezione di entrambi i virus. Tali pazienti si sono quindi visti, inaspettatamente, restituire il proprio piano terapeutico, con l'invito, lapidario e privo di qualsiasi spiegazione di rivolgersi alla propria Asl di residenza per il ritiro della successiva dose di farmaci».

Quei malati, in cura a Pisa ma non residenti nella Asl 5, hanno scelto l’ospedale pisano per il suo livello di eccellenza. Possono essere studenti fuori sede, persone che si trovano per motivi di lavoro a Pisa o tutti coloro che, per motivi di privacy o per altre ragioni, non vogliono rivolgersi alle strutture della propria Asl. Il direttore generale Asl Rocco Damone, ha corretto il tiro permettendo a chi ne avesse fatto richiesta per motivi di riservatezza di continuare a ritirare i farmaci a Pisa.

Di recente, è la denuncia del malato, «è stata reintrodotta, seppur in forma diversa, una nuova prassi discriminatoria a carico degli stessi pazienti non residenti nella Asl 5 di Pisa che continuano a ritirare i farmaci nel presidio di distribuzione dell'ospedale». La nuova prassi prevede infatti che, a differenza dei soggetti residenti nella Asl 5 di Pisa, i cittadini non residenti ricevano farmaci sufficienti appena per una singola mensilità, a differenza dei residenti nel Pisano, che hanno invece diritto, ogni volta, a due mesi di terapie.

«Presidente Rossi, perché questa disparità di trattamento? – conclude il cittadino –. I residenti a Pisa, quelli in altre Asl della Toscana, i cittadini italiani e quelli comunitari non dovrebbero essere trattati tutti ugualmente da una struttura pubblica, con stessi diritti e possibilità di accedere ai servizi?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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