Il Tirreno

Pisa

Due lettere alla ragazza vittima dei bulli razzisti

Mario Lancisi e Fabrizio Tonelli
Due lettere alla ragazza vittima dei bulli razzisti

Due giornalisti del Tirreno, che per storia familiare ed esperienze personali hanno particolare sensibilità verso il tema dell'integrazione, scrivono alla giovane di 14 anni discriminata dai suoi compagni di classe

3 MINUTI DI LETTURA





Abbiamo chiesto a due giornalisti del Tirreno di scrivere una lettera alla ragazza involontariamente al centro del grave caso di Pisa. Abbiamo scelto due colleghi che per storia familiare ed esperienze personali hanno particolare sensibilità verso i problemi e le straordinarie risorse dell’integrazione, anche e soprattutto quando essa riguarda bambini e adolescenti. Ecco quello che hanno scritto.

Keila, la mia nipotina di 7 anni, sta divertendosi al parco, insieme ad altri bambini. A un tratto viene verso di me, una lacrima sul viso: “Quel bimbo mi ha detto che sono nera e che non posso giocare con lui”. Non volevo vederla triste, non volevo piangesse. Ho cercato di rincuorarla, le ho detto che i piccoli fanno così perché non capiscono, che lei ha tante amiche bianche e nere che le vogliono bene e a cui lei vuole bene. Vederle quando si corrono incontro e si abbracciano apre i cuori alla speranza di un domani migliore. A Keila ho detto che deve essere orgogliosa della sua pelle, del Paese dove sono nati i suoi genitori e che è destinata a crescere in mezzo a due culture, quella africana tramandata da mamma e papà, e quella italiana, la realtà dove è nata e vive. Lo stesso dico a te, consapevole che come Keila dovrai affrontare ancora tante sfide, dovrai fare i conti con l’ignoranza, la maleducazione, la discriminazione, il sospetto, tutte espressioni del razzismo. Che nasce dalla mancata conoscenza, dall’assenza di dialogo, dalla paura degli altri. Sfide che affronterai a testa alta con la tua pelle “negra” e il tuo 10: nessuno te li potrà togliere. Fabrizio Tonelli

Ciao, ti scrivo con l’agitazione addosso, i nervi a fior di pelle e il cuore piccolo piccolo. Mentre leggevo la tua storia, splendida ragazza del Senegal, sono riandato a quando in quarta ginnasio prendevo votacci, solo votacci e un giorno la professoressa di italiano consigliò a mia madre contadina di farmi mangiare un po’ di bistecche per innalzare la mia intelligenza. Non ci crederai, ma purtroppo è verissimo, anni Sessanta , Firenze. Perché il razzismo fa rima con il classismo, che discrimina i poveri, li umilia. Poi è successo dopo 40 anni che sono tornato in quel liceo fiorentino come “genitore” di una ragazza di madre nigeriana (morta) e padre italiano (malato). Come va, Elen, la ragazza di colore, ho chiesto ai professori. E’ la migliore, mi hanno risposto. Su quei banchi in cui io ragazzo bianco sono stato umiliato, una ragazza d’Africa si è presa la rivincita anche per me. Elen è bravissima, ma non è la sola tra i ragazzi di colore che seguo. Hanno un passo in più. Il passo di chi ha attraversato i mari, la miseria, l’angoscia per approdare nelle nostre scuole. Li dovremmo accarezzare perché ci portano in dono il sogno di un mondo dove il sapere non è un muro che separa ma un ponte che unisce razze, classi, religioni e culture. Mario Lancisi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web