«Malasanità su mia moglie» ma a Cisanello smentiscono
La donna è affetta da una rara e gravissima patologia neuro-degenerativa Il marito lancia accuse, i medici però controbattono: «È stata curata bene»
PISA. Il marito di una signora affetta da Corea di Huntington (gravissima malattia neurodegenerativa) ricostruisce, da gennaio a oggi, il peggioramento delle condizioni di salute della moglie e ritiene che la donna non sia stata curata bene a Pisa, sia da un punto di vista scientifico che umano. L’Aoup, Azienda ospedaliero universitaria, replica che, nonostante il quadro clinico raro e complesso, la diagnosi finale sia stata corretta, la donna sia stata curata e gli aspetti relazionali in ospedale sono monitorati e sottoposti a formazione continua. Tutto nasce da un farmaco neurologico (lo Zyprexa): l’interazione con altri assunti dalla signora ha causato il diabete insipido che, se non trattato, provoca coma, disidratazione gravissima e conseguente innalzamento anomalo del sodio. La signora è stata in ospedale a Cisanello due volte, entrambe con valori di sodio altissimo e la seconda anche in coma. La paziente ha avuto anche un’emorragia da sovradosaggio di un antiaggregante. Il sovradosaggio era percepito come tale dall’organismo per l’interazione delle due medicine. Il marito ricostruisce: prima di arrivare alla diagnosi corretta ne sono state tentate tante, «sbagliate e fantasiose. Vengono curati tutti i sintomi, senza minimamente affrontare il problema».
L’uomo ha da ridire anche sul comportamento di medici e pazienti: i primi comunicano «ai parenti con uno stile che voleva dire “in un modo o nell’altro non ce la farà”». E gli altri «passano ore a chiacchierare nella cucina o a fumare nel terrazzino. Non rispondono nemmeno ai segnali di allarme».
Insomma, la donna è salva, commenta il marito; ma «lo stato neurologico continua ad essere grave. Tutta questa serie di malattie hanno probabilmente fatto compiere un grosso salto in avanti nella neurodegenerazione, che è stata considerata causa e non effetto di tutte le patologie». L’Aoup premette che «si è trattato di un caso complesso, in una paziente già affetta da una grave patologia cronica, in cui si sono sommate, tra l’altro, soprattutto una grave interazione fra farmaci (pur somministrati correttamente), descritta ma molto rara». Tanto rara è secondo i medici questa interazione, che l’Aoup ne ha fatto un caso di studio già portato nelle aule universitarie. L’azienda ribadisce che «la diagnosi corretta sia stata comunque effettuata». E, soprattutto «esclude che il peggioramento sia dovuto alle cure prestate in ospedale». Inoltre il personale è stato ascoltato e fornisce versioni opposte. L’Aoup pertanto sostiene che «non è dato sapere quanto sia oggettivamente accaduto e quanto attenga anche alla percezione e alla sensibilità individuale». Ma spiega che gli aspetti relazionali sono al centro di «processi di miglioramento continui e anche il suggerimento giunto in questo caso costituirà un’ulteriore occasione per il raggiungimento degli obiettivi di qualità prefissati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google