Il Tirreno

Pisa

l'inchiesta

Buco al Cnr, Borbotti respinge le accuse: «Sono perseguitato»

Gianluca Campanella
La sede pisana del Cnr e, nel riquadro, Marco Borbotti
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La sede pisana del Cnr e, nel riquadro, Marco Borbotti

Il tecnologo al centro della truffa milionaria si difende chiamando in causa la segreteria amministrativa

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PISA. Marco Borbotti aveva accusato il Cnr di mobbing e riversato gran parte degli addebiti a lui mossi contro la segreteria amministrativa. In attesa che un interrogatorio sia consentito dalle condizioni di salute dell’ex responsabile dell’ufficio Entrate di Ifc (Istituto di fisiologia clinica del Cnr al centro dello scandalo per il buco milionario in bilancio), l’unica difesa di Borbotti in mano agli inquirenti è la sua memoria consegnata al Cnr e acquisita agli atti. Qui il tecnologo indagato per truffa «nega nella maniera più assoluta i fatti contestati, frutto esclusivo di un tentativo di attribuire le altrui omissioni o manchevolezze al sottoscritto».

Borbotti prima di spiegare chi, secondo lui, ha le responsabilità, specifica che è «doveroso premettere che dall’atto di insediamento dell’attuale direzione di Ifc si è manifestato un chiaro comportamento persecutorio e vessatorio nei confronti dello scrivente». La situazione creatasi ha costretto Borbotti a «operare una diffida a tutela dello stesso, nei confronti del direttore Giorgio Iervasi», entrato in carica il primo maggio 2014. Poi l’ex dipendente (licenziato il 23 dicembre 2014 per millantata laurea) cerca di dimostrare quale fosse il suo compito: Borbotti rifiuta di avere potere sugli atti del Cnr, perché «il provvedimento n. 154 del 22 dicembre 2009 (…) parla esclusivamente di acquisizione e relativa gestione progettuale. Viceversa tale potere (contabile e amministrativo) è demandato a norma di regolamento dello stesso Cnr al segretario amministrativo», Cinzia Bagnesi in carica dal primo dicembre 2010.

Borbotti si consente anche una battuta verso la direzione romana del Cnr: «Il vostro ufficio dovrebbe conoscere la differenza tra attività progettuale e attività contabile e amministrativa». Quindi elenca una serie di «fatti concreti: era compito esclusivo del segretario amministrativo contestualmente al direttore verificare la validità delle operazioni GeCo», il sistema di contabilità interno ora disattivato.

Ancora: «Gli impegni di spesa effettuati sulle somme contestate sono per la maggior parte riconducibili all’amministrazione e non a particolari attività del sottoscritto»: segue lunghissima e minuziosa ricostruzione dei contratti di lavoro stilati, della durata e del fondo su cui andavano a gravare. La conclusione: «Sono spese di personale per una cifra di euro 2.226.154 euro, al di sopra dei fatidici due milioni contestati e riferibili non a me, bensì ad altri centri di costo». Gli attacchi al segretario amministrativo sono numerosi: «Non risponde alle mie contestazioni da tempo»; «le tipologie di spesa dovevano e devono essere sotto il suo controllo»; «una segreteria efficiente provvede a identificare i crediti (non è certo mio compito)».

Ma una bordata è per l’amministrazione centrale: all’origine dei problemi di Ifc ci sono «nel 2008, i crediti incagliati che ammontavano a 40.245.569,86 euro». Il duro risanamento li ha fatti scendere «nel 2014 a circa 6 milioni di dubbia consistenza. Trattasi di accertamenti risalenti al 2005, 2006 e 2007. Perché ci si ostina a tenerli in bilancio da parte del segretario amministrativo dell’Istituto? Perché l’amministrazione centrale non ne ha chiesto la cancellazione d’ufficio come da regolamento?».
 

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