Italia
Altra fumata nera nel Pd, rottura netta tra correnti
La lista dei candidati al consiglio regionale votata senza raggiungere il quorum. La decisione finale sarà presa ora dalla direzione toscana del partito
PISA. Il primo strappo si era consumato martedì 7. La rottura definitiva il 10. Il tentativo in extremis del segretario provinciale Francesco Nocchi di risanare i dissidi esplosi nel Pd pisano, rinunciando a parte delle sue funzioni, non è bastato per ritrovare l’unità e un accordo sulle candidature per le prossime elezioni regionali. Anzi. Sui 150 componenti della direzione provinciale chiamati ad approvare le otto proposte di candidatura, i presenti ieri in via Fratti erano 76 (13 gli assenti giustificati, tra i quali Mazzeo): 74 i favorevoli, numero che ha lasciato lontano il quorum di 98.
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Dunque, nemmeno il 10 aprile è stata possibile la ratifica della lista, con il segretario provinciale da un lato accusato dai renziani di non giocare lealmente la partita delle regionali visto il doppio ruolo di segretario-candidato e dall’altro criticato dai “ferrucciani” per la gestione politico-territoriale delle candidature. Una novità è stato il voto favorevole della componente renziana che fa capo a Gelli, a cominciare dalla candidata della discordia (tra renziani e Nocchi), ovvero la consigliera comunale Patrizia Bongiovanni.
All’ultimatum lanciato dai renziani, che a Nocchi hanno chiesto di sospendersi dalla carica di segretario (richiesta seguita dall’annuncio di autosospensione di Antonio Mazzeo dell’area vicina al premier da responsabile dell’organizzazione del Pd regionale), lo stesso Nocchi durante la direzione ha replicato sottolineando la compatibilità tra i due ruoli e ha cercato di tendere la mano proponendo l’ingresso di Osvaldo Ciaponi nella segreteria provinciale per gestire la campagna elettorale, invocando però un clima di rispetto tra le varie correnti che gravitano nel partito.
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«Occorre sia ripristinata una correttezza di rapporti, che cessi questo svilimento volontario dei nostri organismi politici - ha detto Nocchi -. Nella fase di preparazione del regolamento per le candidature il tema fu posto, ma venne deciso di non prevedere per i segretari eventualmente candidati alcuno specifico adempimento. Non intendo dimettermi dal mio ruolo - ha proseguito -. Ho preso un impegno con gli iscritti del Pd, che mi hanno eletto a larga maggioranza, ed intendo portarlo in fondo. Fino al momento in cui non ci sarà un’incompatibilità politica o formalmente prevista dallo statuto, come in caso di elezione».
Un’apertura, questa, che comunque non è piaciuta ai renziani, per i quali la questione non è tecnica, ma politica ed è rappresentata dal doppio ruolo di Nocchi. Ivan Ferrucci ha posto invece l’accento sulle candidature. Il capogruppo Pd in Regione non ha digerito la candidatura “autonoma” della pur renziana Bongiovanni, preferita ad un’esponente dem di Pomarance, proposta proprio da Ferrucci in rappresentanza della Valdicecina per colmare un vuoto territoriale. Una concentrazione di tensioni elettorali che rispecchia le divisioni nazionali nel partito. Tre big per due posti sono troppi. La palla passa ora alla direzione regionale, che discuterà le liste provinciali il 18 aprile. Vista la sua impronta renziana non sono da escludere clamorose esclusioni. Le candidature pisane sono regolari e tutte supportate dalle firme necessarie. Un bel rebus.
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