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Anche Favre ha preso la via di Firenze
L’oncoematologo pisano al Meyer: «Non lo faccio per soldi, ma per la rete sanitaria. E poi sarò a Pisa ogni sette giorni»
di Gianluca Campanella
PISA
Annunciato a inizio anno e già operativo, il trasferimento del dottor Claudio Favre dall’ospedale Cisanello di Pisa al Meyer di Firenze si è di recente perfezionato con una convenzione tra i due enti: Favre ha chiesto un’aspettativa all’Aoup, Azienda ospedaliero universitaria, che gli consente di non abbandonare del tutto Cisanello; anzi, il primario del dipartimento di oncoematologia pediatrica fiorentina torna almeno una volta alla settimana in città (l’ultima giornata di lavoro a Cisanello è stata martedì) per favorire il coordinamento delle attività di alta complessità regionale che coinvolgano più strutture. In pratica, «sto lavorando alla costruzione di una rete effettiva tra Meyer e Aoup – spiega il medico – e in quest’operazione ho trovato il conforto a 360 gradi da parte dei direttori generali delle due aziende».
Il suo passaggio nella città del Giglio segue di pochi mesi un’analoga operazione fatta da Stanislao Rizzo: dal primo novembre 2014 l’allora dirigente dell’unità operativa di chirurgia oftalmica pisana ha lasciato l’Aoup, dopo circa vent’anni di attività, per diventare il nuovo primario di un super reparto oculistico in allestimento a Careggi. La coincidenza ha fatto parlare di “fuga di cervelli” da Pisa e “campagna acquisti” di Firenze. Ma Favre non si riconosce in questa rappresentazione e ci tiene a specificare che non lo ha fatto per soldi.
In ambito politico e sanitario allora l’interpretazione che si dà, al netto delle legittime e umane ambizioni, è che la Regione ha da sempre puntato sul Meyer per creare un polo di eccellenza pediatrica e ha favorito l’incarico di un professionista con una consolidata esperienza nel trapianto di midollo per ottimizzare il reparto fiorentino. Si ricordi che a Favre si deve la realizzazione negli anni Novanta del primo centro pediatrico toscano di trapianto delle cellule staminali emopoietiche; e che il medico è stato autore, nel 1994, del primo trapianto di midollo osseo allogenico da donatore familiare non compatibile.
Passiamo a Rizzo: anche lui rifiuta alcune ricostruzioni, in particolare che abbia pesato nella sua scelta il non avere una cattedra di ruolo a Pisa. Sul fronte delle eventuali campagne di reclutamento, però, resta che Careggi abbia fatto sul serio, con un piano di assunzioni per la nuova struttura di 20 infermieri, 25 operatori socio sanitari e un incremento di altri 5 oculisti, da aggiungere ai 20 iniziali, e 4 anestesisti (si partiva da 10). Tanto sul serio che la direzione dell’azienda ospedaliero fiorentina ha accolto la richiesta del chirurgo pisano (d’adozione) per inserire in organico anche tre medici esclusivamente a supporto della sua attività libero professionale intramoenia, che non può essere svolta con l’attuale organico di oculisti del reparto fiorentino.
La Regione, infatti, dopo numerose proroghe ha stabilito che entro il 30 giugno di quest’anno bisogna adeguarsi alla normativa sull’intramoenia. E Rizzo, che esegue molte operazioni, ricorda che «dobbiamo solo curare le persone nel miglior modo possibile. A Careggi mi hanno offerto un buon piano di sviluppo, molto affascinante».
Al momento sembra che la mobilità non abbia altri professionisti dei quali registrare la migrazione. Ma i bene informati cominciano a sussurrare che qualcosa cominci a muoversi anche sul versante degli amministrativi.
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