Il Tirreno

Pisa

IL MISTERO

Cadavere in spiaggia, non ci sono segni di traumi violenti

Pietro Barghigiani
Il cadavere sotto il telo sulla spiaggia e gli investigatori della polizia
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Il cadavere sotto il telo sulla spiaggia e gli investigatori della polizia

Le impronte digitali diranno se il corpo appartiene a uno dei due tunisi spariti nel Serchio il 17 febbraio scorso

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PISA. Non mostra ferite apparenti e solo con la comparazione delle impronte digitali sarà possibile dare un nome al corpo senza vita rinvenuto poco prima delle 18 di martedì 31 marzo sulla spiaggia di Marina di Vecchiano a due passi dalla foce del Serchio.
A trovare il cadavere è stato un passante che era sulla spiaggia con il cane.
Il sostituto procuratore Lydia Pagnini ha incaricato il medico legale, David Forni di occuparsi dei rilievi necroscopici in programma tra oggi e domani all’istituto di medicina legale.
Secondo fonti investigative il corpo - indosso aveva una maglietta scura e boxer - non avrebbe subìto traumi violenti riconducibili a ferite da arma da taglio o da sparo. Ipotesi che l’esame esterno o l’autopsia potranno confermare. Di sicuro il passo delle impronte digitali, ancorché il cadavere sia in avanzato stato di decomposizione, risulta essere cruciale per attribuire un’identità che al momento resta sconosciuta.

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I rilievi dattiloscopici verranno confrontati con quelli inseriti nelle banca dati in uso alle forze dell’ordine. Il ricorso alla comparazione servirà anche e soprattutto per chiarire la prima pista presa in esame dagli investigatori circa le generalità del cadavere. Per il luogo del ritrovamento - a Bocca di Serchio - prende quota la supposizione che il corpo appartenga a uno dei due tunisini che il 17 febbraio scorso si gettarono nel Serchio nella zona di Ripafratta per sfuggire a un controllo dei carabinieri.

Hedi Chemkhi, 27 anni, e Jahwe Bechiri, 22 anni, entrambi con qualche inciampo giudiziario alle spalle, svanirono senza lasciare tracce nel pomeriggio di martedì 17 febbraio. Per evitare un controllo dei carabinieri si dettero alla fuga raggiungendo l’argine del Serchio e da lì si inabissarono nelle acque del fiume. Non fu una caduta accidentale. Il tuffo nel Serchio doveva servire per allontanare il fermo da parte dei militari. Poi un malore o la difficoltà di risalire sull’argine devono aver compromesso la fuga. Qualche giorno dopo in zona i carabinieri trovarono alcuni indumenti. Capi che i due maghrebini si erano tolti per nuotare meglio.
Erano cugini i due scomparsi e avevano la residenza in un appartamento di Cisanello, mentre i loro genitori sono in Tunisia. Era stato un fratello di uno dei due la mattina di mercoledì 18 febbraio a recarsi dai carabinieri e informarli che aveva ricevuto una telefonata proprio martedì pomeriggio, alle 17,34, dal cugino mentre era inseguito dai carabinieri. Poi, più niente. I cellulari dei tunisini non hanno più risposto. E le ricerche di carabinieri e i vigili del fuoco, con elicottero e gommoni, non sono andate a buon fine. Le impronte digitali del cadavere diranno se quel corpo appartiene a uno dei due fuggitivi.

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