Il presidio
Lesioni durante il parto assolti due ginecologi
I professionisti erano sotto processo per i danni all’utero e falso ideologico La sentenza: nessuna colpa dei medici. La donna non potrà avere altri bimbi
PISA. Assolti perché il fatto non costituisce reato.
Dopo una lunga camera di consiglio, il giudice monocratico Pietro Murano ha pronunciato intorno alle 16 la sentenza che esclude ogni responsabilità penale a carico di due ginecologi, all’epoca dei fatti in servizio al Santa Chiara, accusati di lesioni gravissime e, per un imputato, anche di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici.
Parto con lesioni. Fu un parto, molto complesso, a dare il via all’inchiesta. Al centro del processo c’era la rottura dell’utero di una donna che diede alla luce con gravi difficoltà il suo primo figlio. Le lesioni interne le preclusero la possibilità di avere altri bambini. Di qui la querela e il via alle indagini.
Assolti. Sono stati assolti i medici, ora in pensione, Maria Grazia Antonelli, 67 anni, di Calci, e Stefano Luperi, 65 anni, di Pisa.
Antonelli, difesa dall’avvocato Stefania Mezzetti, doveva rispondere di lesioni personali e falso ideologico, mentre Luperi, assistito dall’avvocato Patrizio Pugliese solo di lesioni.
Le richieste del pm. Il pubblico ministero onorario, Massimiliano Costabile, nella sua requisitoria in mattinata aveva chiesto l’assoluzione per Luperi e la condanna a un anno per il falso e a 3 mesi per le lesioni nei confronti della dottoressa Antonelli.
Le accuse. I fatti risalgono all’agosto 2007 e vedevano come parte offesa una mamma, dipendente statale e residente a Vecchiano, assistita dal professor Enrico Marzaduri. La donna era stata ricoverata nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Chiara per partorire il suo primo figlio.
Stando all’accusa, durante il travaglio e il parto della paziente i due medici avrebbero effettuato violente e prolungate (fino a 40 minuti) manovre di Kristeller. Secondo la Procura questa attività in sala sarebbe avvenuta senza la cautela richiesta sia per la violenza che per il tempo prolungato. Tra le contestazioni anche quella di aver evitato il cesareo nonostante il travaglio durasse da oltre 8 ore e il nascituro non fosse ancora sceso. E pure quella di aver dimesso la paziente in condizioni che avrebbero ritenuto maggiore cautela e cura in reparto. Per la dottoressa c’era anche il falso ideologico per aver omesso nella cartella clinica e nella lettera di dimissioni fatti rilevanti sulla paziente.
La difesa. Gli avvocati hanno sottolineato, anche con perizie dei consulenti medici, che i comportamenti dei due ginecologi sono stati corretti anche e soprattutto a fronte di una complessità del parto che aveva richiesto interventi di emergenza.
Parte civile. Il giudice Murano si è preso 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Una volta lette, la parte civile valuterà il ricorso in appello.
Pietro Barghigiani
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