Sotto processo o condannati anche senza aver trovato i corpi
La Procura insiste sulla possibilità di un rinvio a giudizio pur in assenza del cadavere della vittima Le parti civili: «Questa storia presenta più indizi della vicenda Parolisi». Partita aperta in Cassazione
PISA. «Ci sono precedenti di rinvii a giudizio e anche di condanne in assenza dei corpi delle vittime».
Il procuratore reggente, Antonio Giaconi non abbassa il tiro nonostante la sentenza di non luogo a procedere pronunciata dal gup, Giuseppe Laghezza nei confronti di Antonio Logli per i reati di omicidio volontario aggravato e distruzione del cadavere della moglie, Roberta Ragusa la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.
Il ricorso. L’ufficio inquirente confida nel ricorso in Cassazione contro la sentenza con cui Logli viene prosciolto «perché il fatto non sussiste». Un pronunciamento che, in attesa delle motivazioni per il cui deposito il giudice si è preso 90 giorni, può avere una duplice lettura. La prima è che per i reati contestati a Logli non ci sono prove sufficienti per reggere un giudizio in aula. Dunque, Roberta, il cui corpo non è mai stato ritrovato, non sarebbe stata uccisa dal marito e, in ipotesi, potrebbe essere sempre viva. La seconda interpretazione è che la donna può essere morta per mano di altri escludendo il coinvolgimento di Logli contro il quale gli elementi raccolti a partire dal gennaio 2012 non sono stati ritenuti meritevoli di un processo.
I tempi. Solo le motivazioni, con le argomentazioni del gup, sapranno chiarire quale valutazione è stata data al materiale probatorio presentato dalla Procura nell’udienza preliminare. Il termine ultimo è fissato al 6 giugno, dopo di che la Procura avrà 15 giorni per impugnare la sentenza davanti alla Suprema Corte, i cui tempi non sono definibili con certezza. Non avendo Logli misure cautelari, la Cassazione potrebbe pronunciarsi anche dopo mesi. «Il caso non è chiuso – ha sottolineato il procuratore reggente –. Non solo c’è il possibile ricorso in Cassazione che, se accolto, farebbe celebrare una nuova udienza preliminare davanti a un altro gup del Tribunale (l’unico rimasto non incompatibile è Elsa Iadaresta, ndr), ma anche la parte investigativa non cesserà per cercare il corpo di Roberta perché siamo convinti che sia stata uccisa».
Le parti civili. «Non condividiamo la decisione del giudice. Ovviamente c'è lo strumento del ricorso per Cassazione – ha spiegato l'avvocato Enrico Gallinaro, legale della zia e della cugina di Roberta Ragusa, in un collegamento telefonico durante "Quarto Grado" –. I 90 giorni presi dal giudice ritengo siano giustificati dalla necessità di approfondire e valutare le prove: cosa preclusa nel corso dell'udienza preliminare. Leggendo tutte le carte dell'indagine, posso solo dire che questo caso presenta più indizi della vicenda Parolisi». Per Nicodemo Gentile, parte civile come legale dell’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse, «l’udienza preliminare doveva valutare le prove per un processo senza entrare nel merito delle accuse. C’è la Cassazione e la partita è ancora aperta».(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
