Trasporti, ora i sindacati minacciano lo sciopero
PISA. Sarà una primavera calda per il trasporto pubblico locale. I sindacati degli autoferrotranvieri Filt-Cgil, Fit-Cisl e Faisa-Cisal hanno proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti pisani...
PISA. Sarà una primavera calda per il trasporto pubblico locale.
I sindacati degli autoferrotranvieri Filt-Cgil, Fit-Cisl e Faisa-Cisal hanno proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti pisani della Ctt Nord, l'azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico locale nelle province di Pisa, Lucca e Livorno, e annunciano una serie di scioperi contro i «dirigenti e le scelte aziendali» che rischiano di paralizzare il servizio nelle prossime settimane.
A finire sotto accusa è «l'operato della Ctt Nord – si legge in una nota dei sindacati - nell'ambito delle gare regionali per l'assegnazione del trasporto pubblico locale e la gestione del servizio sul territorio provinciale».
«Ci sembra inverosimile – accusano Filt, Fit e Faisa - dover assistere ai ricorsi contro la Regione Toscana (promosso dal consorzio Mobit, di cui la Ctt Nord fa parte. Il Tar della Toscana ha comunque respinto il ricorso, nda). Cause istruite per difendere gli interessi delle aziende private che fanno parte di Mobit. Abbiamo l'impressione che queste aziende pensino solo a difendere i propri interessi, facendo intervenire le società pubbliche per promuovere cause costosissime contro la Regione, che ha avuto l'assenso di mettere a gara in un solo lotto tutto il servizio regionale, che è di proprietà dei Comuni, allo stesso tempo proprietari delle aziende. I Comuni fanno causa contro loro stessi?», si chiedono le organizzazioni sindacali.
«In questo scenario – continuano - si assiste allo smantellamento dei risultati ottenuti dalla ex Cpt e dagli enti locali pisani negli ultimi quindici anni, che erano riusciti a far produrre utili all'azienda di trasporto, grazie ad interventi mirati, aumentato la produttività dei lavoratori e migliorato l'efficienza della viabilità. Oggi – proseguono i sindacati – si assiste allo smantellamento di tutto quello che di buono era stato creato: questo è quello che ha prodotto l'affidamento del servizio ai privati che, con l'unico scopo di diminuire i costi, hanno peggiorato il servizio, faranno diminuire l'utenza e hanno ridotto lo stipendio dei lavoratori e i diritti conquistati in trentacinque anni di lotta».
«Abbiamo chiesto – concludono i rappresentanti dei lavoratori – di poter partecipare alla discussione della nuova organizzazione aziendale e di dare un contributo propositivo, ma veniamo interpellati dalla società solo quando sono a rischio gli stipendi o per metterci a conoscenza delle loro scelte, che possiamo accettarle senza discutere». (d.r.)
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