Video-ricatto hard per spillare soldi al prete: condannato
Sei anni e mezzo a un giovane accusato di estorsione L’incontro filmato nella camera all’insaputa del sacerdote
PISA. Il sesso come arma di ricatto. Un video a luci rosse che, gli autori del filmato, minacciavano di far finire sul tavolo dell’arcivescovo e, peggio ancora, persino su Internet, piazza e gogna mediatica senza possibilità di difesa.
Con un protagonista imbarazzante: il parroco (omettiamo il nome perché parte offesa) di una comunità del Pisano ripreso mentre aveva un incontro intimo con un giovane.
Uno dei tre autori del misfatto - gli altri due furono arerstati e sono usciti dal processo con riti alternativi - è stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione. Si chiama Mihail Turcu, 27 anni, romeno, accusato di estorsione consumata e tentata. È ancora in carcere dall’aprile 2013. Il secondo collegio del Tribunale (presidente Salutini, a latere D’Auria e Degl’Innocenti) ha disposto per l’imputato anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, l’allontanamento dall’Italia una volta scontata la pena e anche il dissequestro di 560 euro per essere riconsegnati al parroco vittima dell’estorsione hard.
Il pm Giancarlo Dominijanni aveva chiesto 6 anni e 3 mesi di reclusione, mentre l’avvocato Rossella Gagliardi aveva invocato l’assoluzione per il suo assistito e in subordine il minimo della pena.
La storia risale all’aprile 2013. Il sacerdote conosceva i tre romeni, senza fissa dimora, per la frequentazione che avevano con la parrocchia. Li aiutava come faceva con altri immigrati che bussavano alla sua porta.
Una sera i tre con il religioso rimasero a cena insieme in canonica. Alla fine del pasto il parroco si ritirò nella sua camera da letto. Aveva bevuto troppo e voleva riposarsi. E qui, stando a quanto riferito ieri mattina in aula dalla parte offesa nel processo, si consumò il rapporto sessuale.
«Ero sul letto e in parte svestito – ha ricordato il religioso –. Ero in dormiveglia. A un certo punto è arrivato uno dei ragazzi e mi ha chiesto se poteva farmi un massaggio alle spalle. Io ho detto di sì. Lui mi ha chiesto dove tenevo l’olio da spalmare.
Gliel’ho indicato e lui ha iniziato a massaggiarmi. Poi, senza alcuna costrizione, mi ha tolto i pantaloni e mi è salito addosso. Era steso su di me. Non ricordo cosa sia successo. Solo quando mi hanno fatto vedere il filmato ho visto che c’era stato un rapporto sessuale». Uno dei compari dell’imputato, scivolato in silenzio in camera da letto, con il telefonino aveva ripreso la scena. L’arma del ricatto pronta per essere usata per estorcere denaro.
Dopo l’incontro iniziarono le telefonate dei romeni al parroco. «Dacci i soldi o portiamo il video alla curia e lo mettiamo su Internet» era la minaccia.
Il religioso, impaurito, versa i primi 650 euro. Il trio, però, non si accontenta e chiede altro denaro. E allora arriva il secondo versamento di 1.950 euro. Quando dal ricatto i tre pensano di ottenere ulteriori 8.000 euro, il parroco, sempre più in crisi, decide di rivolgersi ai carabinieri a cui fa ascoltare l’ennesima telefonata dei ricattatori. All’appuntamento per lo scambio della memory card del telefonino e del computer sul quale era stato scaricato il video compromettente, si presentano anche i militari e per i tre, anziché ricevere i soldi, arrivano le manette. I militari della stazione e quelli del nucleo investigativo partirono con le indagini mettendo sotto controllo i telefoni di tre romeni già conosciuti come frequentatori-assistiti della parrocchia. Sapevano i tre della sua inclinazione sessuale per i giovani e, per l'accusa, ne approfittarono ricorrendo anche all'uso dell’alcol. Dopo l’episodio, il parroco è stato trasferito nella capitale.
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