Il Tirreno

Pisa

politica: i retroscena della crisi

Pd, la nuova sfida sono i rapporti di forza nel partito

Francesco Loi
Andrea Ferrante e, nel riquadro, Giuseppe Forte
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Andrea Ferrante e, nel riquadro, Giuseppe Forte

Equilibri ritrovati in giunta con gli ingressi di Andrea Ferrante e Giuseppe Forte. Ma le dimissioni del segretario cittadino spingono al congresso: renziani all’assalto

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PISA. Inizia la fase 2 della giunta comunale. Due caselle si sono liberate e due caselle, dopo giorni di negoziati e riflessioni, e anche qualche tensione, sono state riempite. Chi ha prevalso? Chi ci ha rimesso? Il tempo darà ogni risposta. Intanto un dato: la crisi di maggioranza a Palazzo Gambacorti, aperta dalle dimissioni da assessore di Dario Danti, è stata interamente ricomposta all’interno del Pd. La poltrona che prima era di Sel non è andata ad uno degli alleati, che pure si erano confrontati con il sindaco Filippeschi nei giorni successivi allo scossone. Il partito democratico ha ridisegnato la giunta con il cuperliano Andrea Ferrante e con Giuseppe Forte, esponente dell’asse renziano-cerriano. Minoranza e maggioranza del partito. E apre un nuovo scenario sui rapporti di forza interni al Pd locale.

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Le correnti. Il risultato finale (anche se non nei nomi) è stato il più semplice rispetto a tutte le ipotesi che erano state ventilate. Nelle schermaglie del confronto erano uscite almeno tre possibilità. Al tavolo il sindaco, i segretari provinciale e comunale del Pd Francesco Nocchi e Ferrante, e Carmine Zappacosta della segreteria regionale del partito, incaricato dal segretario toscano Dario Parrini di mediare. Dunque, le tre possibilità. Nel momento di maggior tensione dopo la crisi si era parlato addirittura di una giunta con otto elementi, senza sostituzione di Danti, e un rimpasto di deleghe. Poi però, soprattutto su richiesta di Marco Filippeschi, è prevalsa l’idea di avvalersi dell’intera squadra. E anche sulle deleghe l’ha avuta vinta il sindaco non essendoci stato il rimpasto previsto, ma una conferma totale della distribuzione di inizio legislatura.
 

No di Cerri. Ben più complessa si è rivelata la scelta dei nomi. La prima proposta, con l’ok della segreteria regionale, era stata quella che avrebbe riportato in giunta l’ex assessore Fabrizio Cerri. Insieme sarebbe entrato un altro esponente della sua stessa area, da scegliere fuori da Palazzo Gambacorti. Da parte di Nocchi è stata invece manifestata l’esigenza di equilibri: dunque, uscendo dalla giunta anche David Gay (per motivi professionali), uno dei due ingressi sarebbe dovuto essere di area cuperliana. Il no di Cerri alla soluzione “mista” ha riaperto l’intera discussione sui nomi.

La scelta di Forte. Il sindaco avrebbe voluto in giunta Sandro Gallo, asse renziano-cerriano. Lo stop, nel suo caso, è arrivato dalla sua stessa area di riferimento. Si fa notare: pensate cosa sarebbe stato un consiglio comunale, visto dalla parte della maggioranza, senza l’esperienza di Gallo e anche di Ferrante. Gallo, con la consigliera Cioncolini, fa parte dei consiglieri “critici” rispetto alla giunta. A Forte è stato chiesto quindi, in omaggio agli equilibri tra correnti, di tornare in giunta. Da parte sua non c’è stato subito un sì. Poi, come ha scritto su Facebook, ha accettato per «una fiducia incondizionata nelle persone e una passione fuori misura per la mia città». Un rientro, il suo, che va a ricomporre un mosaico simile alla precedente legislatura; e che era saltato invece, tra le polemiche, in fase di composizione della giunta quasi due anni fa. Da parte cuperliana è stato infine deciso di giocare direttamente la carta Ferrante, segnale di assestamento e tenuta per la prossima parte di legislatura.

La vera sfida nel Pd. In consiglio comunale, come scriviamo a parte, entra Maria Antonietta Scognamiglio al posto di Ferrante. Il quale, soprattutto, deve dimettersi da segretario comunale del Pd. Lo statuto del partito lo impone per questioni di incompatibilità. Dentro i negoziati per la ricomposizione della giunta è stata una mossa meditata. Tutte le parti sapevano cosa avrebbe comportato la nomina di Ferrante ad assessore. Le sue dimissioni da segretario, unite alla candidatura di Nocchi al consiglio regionale, aprono la partita dei futuri assetti del partito provinciale. Al proposito, gira una voce secondo la quale allo stesso Nocchi sarebbe stato “consigliato” di fare l’assessore: si sarebbe così chiarita la corsa alle regionali ancora prima di cominciare. L’ipotesi ora è di non sostituire Ferrante, ma di un comitato di garanzia che costruisca il percorso per arrivare al congresso, comunque dopo le regionali. Che saranno uno spartiacque importante. Poi il congresso servirà per ricontare le correnti. Assaltare il fortino pisano di D’Alema, numeri nazionali alla mano: ecco l’obiettivo dei renziani.
 

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