La storia di Pisa raccontata da Francesco Battelli tra curiosità e fonti
L'autore rievoca gli episodi che fecero grande la città, gli ammiragli che veleggiavano con gloriose flotte nel Mediterraneo, i condottieri che guidarono eserciti vittoriosi, i mercanti che portarono il suo nome fino in Oriente
PISA. Ci ha messo vent’anni a scriverla: alla fine è venuta fuori una “Storia di Pisa nei secoli del massimo splendore (secoli XI-XII)“, documentatissima, puntigliosa e senza neppure eccessi campanilistici.
L’autore, Francesco Battelli, di accademico ha solo l’adesione all’Accademia dei Disuniti, non ha fatto gli studi universitari, ma questo grande affresco dedicato a Pisa lungo due secoli, è il frutto di un’approfondita, certosina ricerca che solo un pisantropo può avere.
Del resto Francesco Capecchi, nella prefazione del libro, definisce bene questo “parto”: “Battelli ha meditato, pensato, scritto, riscritto, corretto, ricorretto, annotato con paziente e critica pignoleria, questo suo lavoro”.
“Cecco Battelli - scrive Capecchi - si è inserito nel solco di Livio Borghi e Dario Simoni, “dilettanti” tanto bistrattati, ai quali però il tempo ha dimostrato quanto avessero ragione e quanto fossero validi i loro studi”.
Dal libro viene fuori una Pisa colta nel suo massimo splendore. Battelli ci racconta gli episodi che la fecero grande, gli ammiragli che veleggiavano con le loro gloriose flotte nel Mediterraneo, i condottieri che guidarono i loro vittoriosi eserciti, i mercanti che portarono il suo nome dall’oriente fino a Gibilterra, i suoi uomini di legge le cui tracce si ritrovano, anche oggi, in alcuni moderni codici.
“E’ un libro - dice ancora Capecchi - che parla di storia: ci fa conoscere le eroiche donne della città di Pisa e i suoi popolani, una folla che trovava il suo habitat naturale fra torri, vele, opere d’arte e grandiosi monumenti eretti a gloria della cristianità e a eterna memoria di una potenza inarrivabile nei secoli dei secoli e dove tutti, ricchi e poveri, nobili e popolo, erano cittadini di una sola grande e unica città”.
Il libro di Battelli si avvale di una sterminata citazione di fonti, tanto da dargli una vera connotazione di scientificità. Basta solo scorrere la lunghissima bibliografia per capire la colossale mole di studi che sta a monte di questa ventennale, entusiasmante fatica letteraria.
“Certo, questo è un libro - dice ancora Capecchi - dedicato a quei pisani che sono rimasti tali dopo secoli e secoli di storia, nel bene e nel male, e che hanno un solo rimpianto: quello di dover essere pisani per una sola vita”.
Un volume che vale la pena di leggere.
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