Minaccia di ricorso al Tar per le attività rumorose
Il coordinamento dei comitati di Pisa contro il regolamento approvato in commissione
PISA. La commissione consiliare ha appena approvato il regolamento comunale sulle attività rumorose e i comitati cittadini, a partire da quello denominato Mezzogiorno, sono già sul piede di guerra, tanto da annunciare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
I profili di illegittimità del regolamento, stando ai comitati, sono diversi: difetto di istruttoria, mancato aggiornamento del Piano comunale di classificazione acustica, assenza del piano di risanamento acustico, assenza dello schema di zonizzazione e mancata acquisizione dei pareri sul punto di Arpat e Asl. In attesa dell’approvazione definitiva, il coordinamento dei comitati invierà ai consiglieri comunali una scheda dettagliata con i motivi dell’opposizione critica al regolamento.
«Un dramma silenzioso - scrivono i comitati - si è svolto a Pisa sul… rumore! Il 20 febbraio è stato approvato dalla commissione 1, con la quasi unanimità, il regolamento comunale sulle attività rumorose e peggior iattura non poteva capitare agli sventurati cittadini e ai malcapitati turisti che vengono qui convinti di godersi la bellezza dei monumenti e magari una passeggiata dopo cena nelle piazzette e i vicoli del centro. Non sanno ancora, i malcapitati, che sono previsti 90 decibel di rumore in facciata certificati e garantiti per non si sa quante ore tra le 10 di mattina e mezzanotte (i limiti di legge sono 45 decibel di notte e 55 di giorno). In barba al più elementare rispetto della salute, è consentita una pioggia, forse meglio dire un uragano di deroghe ai limiti fissati dal Piano di zonizzazione acustica. Alla faccia della tutela della salute e del diritto al riposo, per "pubblica utilità" si potrà fare rumore a palla senza che siano stati fissati parametri oggettivi per concedere la deroga, né temporali nè d'intensità».
«In caso di trasgressione da parte degli esercizi pubblici - sottolineano i comitati - le sanzioni (solo pecuniarie, mai prevista la chiusura) sono risibili e certamente non costituiscono un deterrente a trasgredire: cosa volete che siano mille euro di multa alla ennesima infrazione, quando gli introiti sono oltre dieci o venti volte tanto? Nella parte delle sanzioni, come chiesto dal coordinamento dei comitati, il regolamento non è stato neanche dotato (con attribuzione al sindaco) della misura di cui all'articolo 9 della legge 447/1995 nazionale ovvero le ordinanze contingibili e urgenti in ambito di inquinamento acustico, unico rimedio concreto di tutela dei cittadini per casi particolarmente complessi».
«Ma il culmine - proseguono i comitati - viene raggiunto quando si consideri che tutto il regolamento approvato ruota intorno al concetto di "sito" (cioè all'interno di un cerchietto di 50 metri di diametro dentro il quale si possono superare i limiti fissati dalla legge e in contiguità con un altro cerchietto dove si può fare altrettanto), concetto che ci pone all'avanguardia in Italia e nel mondo: non solo non vi è traccia di tutto ciò in acustica, ma d'un balzo abbiamo superato le stesse leggi della fisica. Quest'ultima c'informa che il suono si propaga in tutte le direzioni e non su un piano soltanto, che il suono si propaga alla velocità di km al secondo, che il suono si propaga in funzione della struttura architettonico-urbanistica di una città. Ma evidentemente tutto ciò non conta: ormai la primavera incombe e, che diamine, bisogna pure organizzarsi con il calendario di eventi che, a distanza di 50 metri l'uno dall'altro, possono essere attuati sulla base di… autocertificazioni (sic!) che tutto è a posto. Eventi che turberanno il quieto vivere ed il riposo di migliaia di residenti, nel nome di un uso esclusivamente commerciale e non culturale e turistico dei percorsi cittadini!».
«Il coordinamento - concludono i comitati - ha seguito il triste decorso del passaggio del regolamento in commissione, cercando di contribuire in tutti i modi civili con studi e analisi tecniche e giuridiche che sono state consegnate agli amministratori e componenti della commissione consiliare permanente, compresi i tecnici comunali responsabili».
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