Disco verde del Tar al ricorso di Mannini: stop al nuovo Isee
Il tribunale del Lazio ha riconosciuto le ragioni di Caregiver: le pensioni di invalidità non equiparate a redditi disponibili
PISA. Stop al nuovo Isee. Il Tar del Lazio (giurisdizione su tutta la penisola) con la sentenza 2459/2015 ha riconosciuto le ragioni del Coordinamento etico nazionale Caregiver in materia di diritti dei disabili: le pensioni d’invalidità e le indennità di accompagnamento non vanno considerate tra i redditi disponibili per non penalizzare fortemente proprio uno dei segmenti più deboli della nostra società.
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Il ricorso, ricorda il pisano Gianfranco Mannini, presidente dell’associazione, era stato presentato nell’aprile 2014 contro la Presidenza del Consiglio dei ministri da un gruppo di genitori di persone disabili, riunite nell’Utim (Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva) e da un cartello di associazioni sotto la sigla «Promozione Sociale» tra le quali il Coordinamento etico nazionale dei caregiver e l'Aduc.
Il Tar ha giudicato fondata questa tesi e quella del riconoscimento dei pari diritti tra disabili minorenni e quelli maggiorenni, e ha pertanto dichiarato in parte illegittimo il decreto con il quale il governo aveva approvato il regolamento dell’indicatore della situazione economica equivalente.
«Davide ha fatto un occhio nero a Golia – commenta Mannini. - Con questo pronunciamento il governo sarà ora chiamato a modificare il decreto in modo che vengano rispettate le considerazioni espresse dal Tar». Il collegio giudicante fa infatti notare che con il nuovo Isee si è commesso l’errore di considerare come reddito disponibile anche quei proventi che l’ordinamento pone a compensazione della oggettiva situazione di svantaggio, anche economico, che ricade sui disabili e sulle loro famiglie.
Intanto, in qualità di Presidente del Coordinamento etico nazionale dei Caregiver, Mannini ha invitato formalmente la Società della Salute ed i Comuni che ne fanno parte a sospendere immediatamente la richiesta alle famiglie di presentare l'Isee calcolato con il decreto bocciato dal Tar. Oppure calcolando il nuovo valore dell'Isee: escludendo dal computo dell’indicatore della situazione reddituale «trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche» .
Ciò significa, spiega Mannini, tutte le pensioni, assegni, indennità per minorazioni civili, assegni sociali, indennità per invalidità sul lavoro, assegni di cura, contributi vita indipendente e così via e applicando il previsto incremento delle franchigie a tutti i disabili, non secondo l'età, ma secondo il grado di invalidità:
1) persone con disabilità media, da 4.000 euro a 5.500 ;
2) persone con disabilità grave, da 5.500 euro 7.500;
3) persone non autosufficienti da 7.000 a 9.500 Euro.
“ Infine, la sentenza 2459/2015, nelle motivazioni, censura la disposizione che prevede che l’opportunità di ricorrere all’Isee ridotto (personale o proprio e del coniuge) sia riservata ai soli disabili maggiorenni e non invece anche ai minorenni, creando così una disparità di trattamento. Registriamo, purtroppo, che gli ostacoli maggiori alla piena attuazione dei diritti dei disabili, in effetti, non derivano dalle pur scarse risorse, ma dalla difficoltà ad accettare che anche la persona con disabilità sia una persona con una propria dignità».
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