Bimba annegata in piscina: a giudizio le due istruttrici
Contestato l’omicidio colposo in concorso. Udienza ad aprile Nel video agli atti filmata la morte in diretta della piccola
PISA. Rinviate a giudizio per omicidio colposo in concorso le due istruttrici presenti nella piscina comunale quando la piccola Rachele Medda di 5 anni morì annegata nello specchio d’acqua.
Ma nel processo entrano anche, come responsabili civili, la Canottieri Arno come società sportiva e sette membri del consiglio direttivo del sodalizio che risultavano in carica nell’agosto 2013.
Lo ha deciso ieri mattina il gup, Giulio Cesare Cipolletta disponendo il dibattimento in aula per Elena Bini e Debora Ramalli di Pisa accogliendo la richiesta del pubblico ministero, Sisto Restuccia. Prima udienza il 22 aprile davanti al giudice monocratico, Pietro Murano.
Parte civile. Nella precedente udienza si erano costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, i genitori di Rachele, deceduta nel pomeriggio del 28 agosto 2013, gli psichiatri Pierpaolo Medda, originario di Cagliari, e Cristiana Manzi, i cui genitori abitano a Montecalvoli.
Debora Ramalli, origini livornesi, e residente a Pisa, continua a fare l’allenatrice alla Canottieri Arno seguendo diverse squadre, ed è difesa dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria, mentre Elena Bini, che svolge ancora l’attività di istruttrice, ma in un’altra struttura, è assistita dall’avvocato Anna Francini.
Il decesso. Il punto fermo dell'inchiesta per la morte della bimba è affidato alla consulenza tecnica affidata dalla Procura al medico legale: la piccola è morta annegata. Nessun malore dovuto a patologie congenite, né precedente a quando la bambina è andata sotto il livello dell’acqua rimanendoci fino all’epilogo fatale.
La relazione chiarisce, secondo l’accusa, in modo inequivocabile le cause di una morte resa ancora più straziante da un video - che i genitori non hanno mai voluto vedere - nel quale si vede la piccina prima andare sott'acqua e poi sbracciarsi per chiedere aiuto. Una tragedia filmata che è alla base del rinvio a giudizio delle due istruttrici. Furono i vertici della Canottieri Arno a consegnare ai carabinieri il video che i genitori non hanno mai voluto vedere.
Le cause. Il responso del medico legale non lascia spazio a interpretazioni sull'origine del decesso di Rachele. La bimba non aveva patologie, era sanissima. Il suo cuoricino ha cessato di battere dopo 4-5 minuti in cui è rimasta sott'acqua. Un lasso di tempo durante il quale, la registrazione del filmato lo documenta senza filtri, Rachele non viene soccorsa.
È un bambino, anche lui nella vasca, a richiamare l'attenzione delle bagnine accorgendosi della situazione. Si vede Rachele nella vasca mentre le sfugge il tubo galleggiante. Poi annaspa e, infine, si affloscia sotto il livello dell'acqua rimanendo sul fondo per diversi minuti. Il filmato inquadra bene solo una bagnina che pare non accorgersi di quello che sta avvenendo. La collega non compare in primo piano nelle riprese, anche se è distante pochi metri. Eventuali responsabilità saranno accertate con il processo che inizierà il 22 aprile.
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