L’ultima frontiera delle trappole 2.0 è la falsa fattura
PISA. Tornano i pirati delle e-mail, praticamente impossibili da punire e dannosissimi per chi casca nelle loro trappole. L'ultima insidia in ordine di tempo, che in questi giorni sta tempestando...
PISA. Tornano i pirati delle e-mail, praticamente impossibili da punire e dannosissimi per chi casca nelle loro trappole. L'ultima insidia in ordine di tempo, che in questi giorni sta tempestando centinaia di indirizzi di posta elettronica dei pisani (così come in molte altre città), è la falsa fattura.
Il messaggio che arriva alla potenziale vittima è breve e semplice, del tipo: «Salve, in allegato le invio la fattura relativa al saldo dei lavori. Grazie».
L'allegato è un programma (.exe) mascherato da file in formato zip o addirittura da documento (.doc o .txt) per sembrare inoffensivo: lo scopo del truffatore è semplicemente indurre il destinatario ad aprire quel file. Il presunto documento allegato, appena aperto con un clic, installa un virus sul pc delle vittime, che - a seconda del tipo di programma - carpisce i dati contenuti nelle varie cartelle (come le password delle carte di credito e del conto corrente), oppure impedisce alla macchina di funzionare, proponendo però alla vittima il pagamento di una cifra in denaro per sbloccarla tramite una password: di solito un centinaio di euro.
L'e-mail iniziale, per non destare sospetti, proviene apparentemente da un indirizzo "neutro". Si annuncia l'arrivo di una fattura o gli estremi di un pagamento effettuato, ovviamente in allegato, la cui estensione apparente può essere quella di un file di testo ma in realtà è il programma-virus che per i pirati non è difficile camuffare con un codice non visibile all'utente.
Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli esempi di presunti mittenti della fattura: catene di elettrodomestici, corrieri che devono consegnare un pacco e altri ancora. Ovviamente, è consigliabile la massima precauzione prima di aprire qualunque allegato che non provenga da una fonte assolutamente sicura (e magari sia atteso). Altrimenti l'utente, salvo che sia capace di provvedere da sé a "pulire" il computer, dovrà rivolgersi a un esperto. Ma in ogni caso è opportuno non pagare il "riscatto" qualora sia stato chiesto e avvisare la Polizia postale. In tutti gli altri casi non serve nemmeno quello: «Se uno mi manda un'e-mail, non per questo è punibile dalla legge - ha risposto la Polizia postale di Firenze alla nostra richiesta di chiarimenti: - fino a quel momento non c'è nessuna truffa, sta a me decidere se aprire il messaggio o no». Il reato possibile è successivo: furto di dati (se il programma installato è uno spyware che ruba i codici) o tentata estorsione (se si tratta di un ransomware che blocca il computer ed è seguito da una richiesta di "riscatto").
Antonio Scuglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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