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Anche le separazioni fanno aumentare il numero dei poveri
Don Morelli, direttore della Caritas: in crescita le persone che si rivolgono ai nostri servizi dopo aver perso casa e lavoro
PISA. Il fenomeno delle nuove povertà è in crescita: la crisi economica che ha falcidiato i posti di lavoro e l’aumento delle separazioni determinano rispetto al passato un numero maggiore di famiglie italiane che si affacciano ai servizi di assistenza. Don Emanuele Morelli, direttore della Cartitas diocesana, ha un osservatorio privilegiato ma parziale sul fenomeno, perché, per esempio, «a volte i nuovi poveri hanno provato tutte le strade prima di rivolgersi a noi: si vergognano e chiedono aiuto anche ai genitori; ma quando non arrivano a nulla, tentano l’ultima carta», quella della Caritas. Pertanto i poveri di cui può parlare sono solo «quelli che vediamo noi»; di certo, però, «l’impressione è che il numero sia crescente e che siano arrivati gli insospettabili».
Tanti gli italiani, tante le persone che hanno perso reddito o proprio il posto di lavoro e tanti anche i separati e i divorziati che si impoveriscono per gli assegni da versare all’ex coniuge. La Società della Salute ha i dati complessivi del 2014 e saranno pronti a breve.
Don Morelli si limita a fare una battuta sulla “Cittadella della solidarietà”, l’emporio costruito accanto alla chiesa di San Ranieri del Cep, in cui si può fare la spesa con la tessera a punti: «Va bene, purtroppo. Stiamo aiutando più di 280 famiglie e una trentina di enti. E spesso chi si rivolge alla Caritas ci chiede proprio la tessera della Cittadella».
Secondo il direttore, questo può diventare un «limite: i servizi nascono dall’ascolto; invece tanti ci chiedono quello che sanno che già facciamo». L’idea del microcredito e tante altre sono nate dal centro d’ascolto: se c’è vergogna a parlare di sé e se si chiede solo un servizio specifico, il rischio è che qualcuno che può essere aiutato meglio perda un’opportunità. In ogni caso il principio con cui lavorano alla Caritas è: «Non si butta via nulla». Se arrivano in dono eccedenze industriali (quindi prodotti che hanno confezioni di grosse dimensioni), queste sono dirottate alle mense dei poveri; se arrivano pezzi buoni per la vendita al dettaglio, finiscono sugli scaffali della Cittadella. La grande distribuzione, che fino a un anno fa donava il fresco invenduto, adesso ha cambiato strategia: in quasi tutti i punti vendita ci sono isole del risparmio, dove si trovano prodotti vicini alla scadenza venduti col 50% di sconto. Da un lato questo significa che c’è bisogno di risparmiare anche nelle famiglie sopra una certa soglia di reddito, sconosciute a qualunque tipo di servizi sociali. Dall’altro che il tipo di collaborazione con la grande distribuzione è cambiato. Sono altri gli articoli destinati alla solidarietà: una nota catena ha donato a Caritas 500 pirofile avanzate dopo una promozione; e un centro commerciale quotidianamente (nel rispetto delle norme igieniche) regala il cibo avanzato della sua rosticceria.
Anche il Dsu Toscana, azienda regionale per il diritto allo studio, regala i pasti non consumati nelle due mense universitarie di via Martiri e via Cammeo.
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