Il presidio
La senatrice pisana Gatti tra i senatori ribelli del Pd
Ha votato a favore delll'emendamento-Gotor sull'Italicum: "Il sistema dei cento capilista bloccati porterà a una Camera di nominati"
PISA. La senatrice Pd Maria Grazia Gatti ha votato a favore dell’emendamento Gotor, quel testo che tanto dispiacere ha dato al premier Matteo Renzi. E contro l’emendamento Esposito, il “super-canguro” che salta 35.000 emendamenti.
Se si legge la sua storia parlamentare (fonte OpenPolis) si trova che solo 193 volte (il 2,75% del totale) l’ex sindacalista pisana ha votato in modo diverso dal suo gruppo politico. Non si direbbe una ribelle, ma "i voti si pesano, non si contano" diceva Enrico Cuccia. E i pochi No della senatrice sono stati “pesanti”. Quello di ieri è uno dei più significativi, perché arriva mentre il segretario del partito si sta giocando tutto con l’Italicum e il voto per il Quirinale.
Gatti ha spiegato la sua decisione: "Il punto critico sta nella scelta dei futuri deputati, in quanto il sistema dei cento capilista bloccati darà vita ad una Camera con una maggioranza di non eletti con le preferenze, su cui i cittadini non si possono esprimere". Gatti non si è mai considerata antirenziana, ma non si professa neppure renziana. Anzi, a dicembre 2013 appoggiò Gianni Cuperlo durante le primarie del Pd e così fece una mossa "naturale" dopo la vittoria dell’ex sindaco di Firenze: le sue dimissioni da capogruppo in commissione Lavoro, perché è una figura "squisitamente politica".
Scelta che piacque agli sconfitti, per la coerenza; e che piacque anche ai seguaci del boy scout, perché Gatti lasciava una poltrona libera. Meno unanime fu l’apprezzamento dopo l’autosospensione della senatrice con altri 13 del Pd, per la sostituzione di Corradino Mineo e Vannino Chiti nella commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Lì in gioco c’era il progetto di riforma costituzionale e Gatti dichiarò: "Sono favorevole, ma non si può andare avanti a colpi di mannaia». Ieri si è battuta per proporre «modelli alternativi più aderenti alla sentenza della Corte Costituzionale e che potevano essere un’opportunità per mandare avanti un Pd unito". La ribelle riluttante ci stupirà ancora.
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