Il Tirreno

Pisa

Sparito il traliccio una famiglia aspetta di tornare a casa

di Monia Badalamenti
Sparito il traliccio una famiglia aspetta di tornare a casa

Dalla sera della frana di Filettole vive a casa di familiari Il sindaco: «Presto sarà revocata l’ordinanza d’evacuazione»

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RIPAFRATTA. «Alla famiglia Grassotti, di cui io e i miei familiari siamo amici, è cambiata la vita da un giorno all'altro e questo demoralizza anche noi». Così Francesco Alessi che attende, provato nell'animo, il ritorno della sua famiglia a casa propria.

Gli Alessi sono gli abitanti della casa evacuata con ordinanza di Sergio Di Maio, sindaco di San Giuliano, in occasione della frana del 17 dicembre scorso a Ripafratta. «Dipende dalla revoca dell'ordinanza - dice Francesco Alessi - e noi speriamo che avvenga il più presto possibile visto che per ottenerla la condizione indispensabile era la rimozione del pericolo maggiore: il traliccio di Terna rimasto in bilico sul costone di collina franato».

Venerdì mattina la torre dell'alta tensione è stata portata via da un elicottero, smembrata in cinque pezzi, ognuno dei quali è stato trasportato in un apposito magazzino di deposito e stoccaggio di proprietà di Terna stessa, nella vicina Cerasomma (in territorio Lucchese), in attesa di essere smaltito altrove.

«L'ordinanza - dice Sergio Di Maio - prevedeva il rientro della famiglia Alessi dopo la rimozione della situazione di pericolo che si era venuta a creare in seguito all'evento». Il passaggio successivo è il sopralluogo del Comune nell'area interessata, adesso che non c'è più il traliccio.

«Nei prossimi giorni - assicura Di Maio - i tecnici insieme al geologo nominato dal Comune faranno le necessarie valutazioni e in base al loro rapporto si esaminerà l'ipotesi di rientro della famiglia Alessi nella propria abitazione già nella prossima settimana».

Tirerà un sospiro di sollievo Francesco Alessi che stamani sarà in Comune per chiedere sviluppi della situazione al dine di provare a riorganizzare la sua vita e quella della sua famiglia. «Viviamo da mia sorella che sta a cento metri da casa mia - dice il signor Alessi - mi ritrovo tutti i giorni a vagare per casa mia, dove vengo per controllare che sia tutto apposto, ma anche perché mi sembra ancora di non realizzare davvero quello che è successo».

Francesco Alessi ha lavorato diciotto mesi alla pratica per avviare i cantieri della messa in sicurezza della collina di cui è proprietario, nominando il geologo, la ditta che avrebbe svolto i lavori, collaborando e venendo ad accordi anche con Terna Spa dati i 26 metri di elettrodotto che passavano lungo la sua proprietà, con Terna che avrebbe finanziato un progetto di diverso posizionamento di alcuni passaggi dell'elettrodotto proprio in quei punti critici. Sempre insieme al geologo nominato dalla famiglia Grassotti per autotutela.

«Dopo tanto lavoro, dove la parte più ardua e faticosa è stata senz'altro quella burocratica e di attesa dei permessi - dice ancora Alessi pieno di rammarico e forse di rabbia - eravamo giunti alla fine».

La fine dell'iter posta al 22 dicembre, si è rivelata quasi una beffa del destino. Un iter avviato in seguito a quel primo evento del marzo 2013, quando, secondo leggi e procedure, la responsabilità del risanamento della collina era a carico del proprietario, che però non si aspettava di dover attendere tanto dopo aver preso tutti i provvedimenti che gli spettavano di dovere, seguendo anche il vincolo ambientale per parchi e ville a cui l'area è sottoposta e dopo aver ottenuto finalmente anche il permesso della Sovraintendenza: «Non stavo costruendo una villa con piscina - ricorda Alessi - dovevo mettere in sicurezza una collina dopo uno smottamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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