Il presidio
Nove racconti gialli ambientati a Calci tra ironia e misteri
Renzo Zucchini dà vita a personaggi che in virtù dei loro soprannomi (Trappola, Baicche) somigliano a maschere della Commedia dell’Arte, maestri dell’inganno
CALCI. La "prova del nove" è una raccolta di nove racconti ambientati a Calci, in cui Renzo Zucchini si manifesta per quello che è: un giullare mimetico, perché, come i giullari racconta storie e, come i mimi, riesce a trasfigurarle, usando diversi registri linguistici in una narrazione multipla che spazia dal giallo alla beffa, attraverso i calembour e i non sense, in una dimensione temporale diacronica che si immerge nel presente (con una sarcastica parodia nel mondo delle chat), ma torna volentieri al passato, alle atmosfere del 1944, regalandoci uno spaccato di inedito neorealismo.
In questi racconti (pubblicati dalla casa editrice Carmignani), l'autore dà vita ad una galleria di personaggi, il Trappola, il Baicche, il De Profundis che, in virtù dei loro soprannomi, somigliano alle maschere della Commedia dell'Arte e ricordano alcuni tipi boccacceschi, maestri insuperabili di inganni.
Però in queste storie ci sono anche le vittime e gli assassini e un maresciallo che indaga; è quindi garantita la classica tipologia del giallo (un genere molto caro a Renzo Zucchini), anche se finali a sorpresa e bisticci linguistici danno vita ad equivoci a non finire e ad esilaranti enigmi che spesso creano nel lettore inquietanti straniamenti.
Ecco, il tratto originale di questi racconti va cercato spesso nel gioco linguistco perché la soluzione può provenire da lì, ma ovviamente è meglio non aggiungere altro, perché parlare di storie in giallo è un po' come camminare su un terreno minato: un passo falso e salta fuori l'indizio. Un cenno particolare va poi riservato alla lingua usata dallo Zucchini; c'è in lui un gusto quasi filologico nel caratterizzare certi luoghi e certi individui e allo stesso tempo un intento quasi didascalico nel farci conoscere certi nomi ormai in disuso della tradizione e della cultura popolare contadina; anche l'idea di ricorrere al vernacolo per fotografare meglio certi personaggi risulta vincente perché contribuisce ad una nota di colore realistica che non sfocia, tra l'altro, mai nel macchiettismo.
Insomma, con questi racconti, l'autore ci fa capire che non importa vivere a Roma o a Milano per parlare di delitti, perché un piccolo paese può offrire inquietanti ed efferati scenari del crimine, anche se poi, la vena satirica di Zucchini, tipica dei toscani, cucina il tutto in una salsa agrodolce.
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