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Pisa

Confesercenti: da cambiare tutte le regole dei saldi

Il direttore Sbrana: «A Pisa vendite di Natale sullo stesso livello dell’anno scorso ma il periodo degli sconti rischia di essere una rimessa per i commercianti»

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PISA. Tanta gente in giro ma acquisti con il contagocce e soprattutto con un budget a disposizione ridottissimo. Questa la fotografia delle vendite natalizie secondo la Confesercenti Toscana Nord che ha raccolto le prime impressioni dei commercianti pisani. Il Natale, come nelle previsioni, non ha prodotto quella ripresa forte dei consumi che qualcuno sperava.

«Dobbiamo ancora analizzare i dati a disposizione – spiega il direttore Marco Sbrana – ma l'ipotesi più ottimistica è che il volume di affari sia lo stesso del Natale 2013 nella nostra città. Sicuramente è cambiato il tipo di spesa a parità di budget: in molti, infatti, hanno scelto di comprare qualche oggetto in più ma di minor costo».

Una riduzione che ha danneggiato maggiormente l'abbigliamento e le calzature. Ancora Sbrana: «Sicuramente. Due settori già in crisi e che più di altri hanno risentito della “spending review” messa in atto dalle famiglie. Se poi si aggiunge il via dei saldi il prossimo 3 gennaio, è facile immaginare che chi ha qualche soldo da spendere ha preferito attendere una settimana in più».

Saldi che quest'anno sono stati ulteriormente anticipati visto che la data del 5 gennaio (quella istituzionale) cadeva di lunedì.

«Restando l'attuale regolamentazione – insiste il direttore Confesercenti – la scelta di anticipare il via al sabato è stata la più logica. Rimaniamo però perplessi su una vendita di fine stagione che inizia nel pieno della stagione. A maggior ragione quest'anno dato che l'inverno è praticamente iniziato a fine dicembre».

Secondo Sbrana, quindi, andrebbe rivista l'intera normativa. «Senza alcun dubbio – risponde -. I commercianti dovranno mettere a saldo merce già pagata a prezzo pieno e che non può certo considerarsi una rimanenza visto che il mercato in questi mesi è stato fermo. Il consumatore ne trae vantaggio, ma l'imprenditore non può continuare a vendere sottocosto. È pacifico che chi deve comprare un cappotto non lo faccia il 24 dicembre, ma possa aspettare tranquillamente il 3 gennaio. Tuttavia per il commerciante le cose sono molto diverse dovendo fare i conti con i bilanci. Non credo che sarebbe uno scandalo spostare i saldi veramente alla fine delle stagioni: fine febbraio per quelli invernali e fine agosto per quelli estivi».

Ma il 2015 sarà finalmente l'anno della ripresa? Secondo la Confesercenti qualche timido segnale di speranza sembra esserci. «La crisi del mercato interno è in fase di esaurimento – conclude Sbrana -, ma sarà difficile tornare rapidamente a livelli di consumi precedenti alla crisi: tra il 2015 e il 2017 i consumi saliranno dell’1,8%, contro un calo registrato, tra il 2012 e il 2014, del 5,8%. Di sicuro alcuni dei mutamenti intervenuti durante la fase peggiore della recessione sembrano essere ormai strutturali. È il caso della spesa degli italiani, che si indirizzerà sempre di più verso i servizi e agli acquisti via web: si stima che nel 2017 la maggioranza dei navigatori acquisterà prodotti o servizi online. Ma il boom del web non spazzerà via il commercio tradizionale: i negozi di vicinato hanno ancora le carte in regola per ritagliarsi propri spazi, magari puntando sull'aggregazione dei centri commerciali naturali che anche nella nostra provincia sono una vera ricchezza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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