Il Tirreno

Pisa

Sgomberato Palazzo Boyl ma presto altre occupazioni

di Pietro Barghigiani

Blitz della Digos dopo poco più di un mese dall’ingresso degli attivisti nello stabile Municipio dei Beni Comuni: «Recuperare spazi dismessi sembra essere un reato»

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PISA. È durata poco più di un mese l’occupazione di Palazzo Boyl da parte degli attivisti del Municipio dei Beni Comuni. Alle 9,30 di un sabato piovoso personale della Digos si è presentato davanti all’edificio e, senza trovare occupanti negli ampi saloni, ha provveduto a chiudere con una grossa catena il portone che dà sul Lungarno Mediceo.

Fallimento e inchieste. La chiave del lucchetto è stato consegnata al curatore fallimentare della società proprietaria del palazzo, la “Giovanni Tognozzi Spa” di Firenze.

La storia dell’immobile si intreccia con gli inciampi prima economici e poi giudiziari dell’ultimo proprietario di un gioiello di 3.000 metri quadrati con vista sull’Arno. L’imprenditore Emidio Petrilli, 74 anni, non solo ha visto fallire nel marzo scorso la sua società, ma è anche coinvolto in un procedimento penale per corruzione di un dirigente dell’Agenzia delle entrate di Firenze accusato di aver preso soldi per risolvere i suoi guai col fisco.

Palazzo in malora. Ricchi di affreschi, pareti e soffitti del palazzo ospitano una sequenza di opere d’arte (una per tutti il grande affresco dell’”Olimpo” attribuito ad Annibale Marianini, ndr) abbandonate da decenni. Quelle volumetrie (valore sui 7 milioni di euro) avrebbero dovuto essere trasformate in appartamenti. Con il default della Tognozzi il progetto si è arenato. E ha lasciato anche un debito fiscale di 200.000 euro a carico al Comune per il mancato pagamento dei ponteggi.

Incognita sul patrimonio. Fuori dal palazzo Ciccio Auletta, capogruppo in consiglio di Una città in Comune-Rc, commenta l’ennesimo sgombero.

«Cosa ne sarà di tutto questo patrimonio? Non c’è una prospettiva per questo spazio. Che sgomberare il palazzo sia stata considerata un’emergenza per la città mi lascia molto perplesso».

Aperto al pubblico. Per il Municipio dei Beni Comuni più che un’occupazione, l’ingresso dei militanti nello stabile in disuso andava interpretato come la restituzione di un bene alla collettività. Un esempio sono state le visite periodiche, dalle 12 alle 16, nei saloni aperti al pubblico. Con la chiusura del palazzo «nessuno potrà più godere della vista degli affreschi, delle sale, di un bene nascosto per anni alla vista della cittadinanza da un ponteggio fantasma, il cui abuso non è costato niente ai soliti potenti di turno – spiegano gli attivisti –. Ancora una volta, un'esperienza lanciata dal Municipio dei Beni Comuni viene stroncata da uno sgombero, con una precisione a dir poco chirurgica. Recuperare e restituire alla città migliaia di metri quadrati lasciati chiusi da anni sembra essere il reato più grave e maggiormente perseguito a Pisa. La ragione è semplice: il partito della speculazione vuole governare la città senza sconti».

Comune sotto accusa. L’occupazione-riapertura del palazzo doveva servire come stimolo per rilanciare una progettualità condivisa intorno ai luoghi abbandonati presenti in città e aprire un dibattito sui tanti beni artistici lasciati al degrado.

Aggiunge Fausto Pascali: «Il Comune è rimasto in silenzio in attesa che il problema venisse risolto dalla questura. Avevamo invitato la commissione cultura a fare un sopralluogo. Hanno declinato sostenendo che la nostra occupazione era illegale. Registriamo ancora una volta la totale chiusura da parte dell'amministrazione che ha rifiutato persino di visitare lo spazio per rendersi conto del patrimonio artistico che sta andando alla malora».

Nuove occupazioni nel 2015. La stagione delle occupazioni non è finita. Anche e soprattutto per pungolare il Comune «che troppo spesso ha annunciato percorsi partecipati per poi rinchiudersi nelle segrete stanze a concertare col potere di turno il destino della città, sfuggendo qualsiasi tipo di confronto pubblico». Il Municipio dei Beni Comuni fa una promessa: «Se qualcuno pensa di spezzare la nostra voce, con l'ennesimo sgombero, si sbaglia di grosso. Sarà al contrario un 2015 vivace, pieno di colore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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