Il Tirreno

Pisa

«Abbiamo perso tutto e se siamo ancora vivi lo dobbiamo al cane»

di Sharon Braithwaite
«Abbiamo perso tutto e se siamo ancora vivi lo dobbiamo al cane»

I Grassotti hanno dormito da parenti, così come altre persone che abitano nelle case vicine e sono minacciate dalla frana

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RIPAFRATTA. La casa. Il luogo che ci fa sentire al sicuro, dove conserviamo ciò che ci è più caro, i nostri ricordi. La nostra storia custodita tra quattro mura. La famiglia Grassotti mercoledì sera ha perso tutto questo. Il peggiore degli incubi, a pochi giorni delle festività natalizie. Mercoledì sera papà Mario, mamma Maria Teresa Corti, le loro figlie, Aurora e Chiara, e il fidanzato di una delle due, erano nella loro cucina a cenare. Una serata come tante. Fino a quando Tex, il cane di famiglia, ha attirato l’attenzione di Chiara. Tex, un border collie bianco e nero, si trovava in giardino, legato ad una catena, accanto alla cuccia. Ha percepito che qualcosa non andava, ha voluto avvertire in qualche modo i suoi padroni. Era agitato a tal punto che ha rotto la catena. Chiara è uscita a vedere cosa stesse accadendo, ha sentito la terra sbriciolarsi dalla collina accanto alla casa, e ha urlato “fuori tutti”. Qualche frazione di secondo prima dell’irreparabile. Tutti salvi, per fortuna.

I Grassotti hanno trascorso la prima notte fuori casa da amici di famiglia. Idem gli abitanti di altre case minacciate. Una quindicina in tutto, secondo i numeri forniti dal sindaco, le persone evacuate.

Ieri mattina i Grassotti sono tornati in via Fattori, la strada che attraversa la frazione di Ripafratta. Alla luce del sole tutto appare più chiaro. Negli ultimi due anni avevano segnalato più volte e con decisione la fragilità della collina che minacciava la loro abitazione. C’è un senso di impotenza, ma anche di rabbia, per qualcosa che forse si poteva evitare.

«Questa casa mi è particolarmente cara perché è stata costruita negli anni ’50 dai miei genitori – racconta Mario Grassotti -. Nel dopoguerra i mezzi erano pochi. Mio padre andava a prendere le pietre dalla cava qui dietro (esattamente dove c’è stata la frana, nda), mia mamma lo aiutava come poteva, con l’ausilio di una carriola. Da soli sono riusciti a costruire questa casa, in due anni. Per questo abbiamo cercato di difenderla a tutti i costi».

Da queste parole traspare il profondo attaccamento a quelle mura. Dalla soddisfazione della costruzione alla disperazione di veder tutte le proprie certezze, letteralmente sbriciolate su sé stesse. «Oggi indosso quello che mi hanno prestato: il giubbotto e le scarpe me li ha dati un mio vicino, le mutande le ho comprate, il cappello è di un parente», aggiunge Grassotti.

L’altra sera la sua famiglia è uscita dalla porta di ingresso il più rapidamente possibile. In quei momenti di certo non pensi a cosa portar via, a cosa potrebbe servirti. L’importante è salvarsi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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