Il Tirreno

Pisa

Obbligo defibrillatori le palestre sprovviste rischiano di chiudere

di Gia

Dal primo gennaio entra in vigore la legge regionale 22/2013 Pochissimi in città gli impianti che risultano già a norma

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PISA. Dal primo gennaio la stragrande maggioranza di impianti sportivi pisani (e toscani in generale) rischia la chiusura fino a quando non si doterà di un defibrillatore semiautomatico esterno. Lo prevede la legge regionale n. 22 dell’8 maggio 2013 che, come si vede dalla data, ha concesso un ampio margine alle palestre e simili per mettersi a norma: all’articolo 9 si legge infatti che la decorrenza è l’inizio del 2015. Eppure i mesi sono passati invano, perché consultando i numeri dei grossisti di defibrillatori, sembra che meno del 7% degli impianti provinciali sia in regola. Il dato a disposizione, in realtà è quello regionale: a norma è solo 4% degli oltre 5.500 impianti censiti; ma si arriva a quello locale aggiungendo anche un piccolo scarto di vendite da internet, di cui parliamo tra poco. Intanto va detto che abbiamo fatto una specie di sondaggio empirico: abbiamo chiamato le prime dieci palestre di Pisa che appaiono su Google e chiesto se avessero il defibrillatore, ottenendo solo due sì. Tutte le altre hanno dato risposte fra le più varie: ce se siamo scordati, stiamo valutando e altro ancora. La conversazione più bella? Abbiamo fatto presente che l’articolo 7 delle legge regionale stabilisce in modo esplicito: «L’inosservanza dell’obbligo di dotazione comporta la chiusura degli impianti sino all’adempimento». E l’interlocutrice ha concluso: «Ma il primo gennaio è tassativo o ci sarà la solita proroga?». Passiamo ai due promossi che sono il “World Fitness” di via Garibaldi e la “Four Fitness” di via Cannizzaro. Quest’ultima ha voluto battere tutti i record di tempo, acquistando il defibrillatore a fine aprile del 2013, quando cioè si parlava di approvazione della legge regionale, ma non era ancora stato ufficializzato il voto in consiglio regionale. E c’è di più: «Tutte le persone che sono interne alla palestra hanno svolto il corso per utilizzare il macchinario» scandiscono dalla direzione. In via Garibaldi, invece, il record è nella quantità: siccome hanno due numeri civici (quindi due ingressi distanti), di macchinari che salvano la vita in caso di arresti cardiaci ne hanno comprati due. Lo spunto è venuto dall’Asl che meno di un anno fa ha fatto un sopralluogo e ha determinato il numero di apparecchi. Come si calcola? Lo dice la legge (nazionale, stavolta) n. 120 del 3 aprile 2001 che stabilisce: «L’intervento di defibrillazione è efficace se erogato nei primi cinque minuti dall’insorgere del problema» al cuore. Quindi in una palestra il defibrillatore deve essere al massimo lontano due minuti e mezzo di corsa da qualunque punto, considerando che per fare avanti e indietro il tempo raddoppia. A proposito di leggi, non basta avere l’apparecchio: ci vuole la segnaletica adatta e tante altre accortezze. Ecco che limitarsi all’acquisto su internet non significa adeguarsi alla legge. Bisogna poi provvedere in proprio a tutte le installazioni richieste. Questo non significa che su internet barino, ma che la consegna del defibrillatore è solo una condizione necessaria e non sufficiente a evitare la chiusura.

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