Aziende sanitarie i medici bocciano la riorganizzazione
Il sindacato Anaao-Assomed: il gigantismo istituzionale non può essere la scorciatoia per risolvere i problemi
PISA. La Regione Toscana ha messo sul piatto del Governo Renzi la riforma della sanità regionale che prevede un’alternativa: da un lato l'eliminazione delle aziende ospedaliere universitarie e d'altro il mantenimento delle stesse ma affiancate da tre super Asl per le tre macroaree regionali. All'Azienda ospedaliera universitaria pisana nessuno parla. Bocche cucite. Parla, invece, il sindacato dei medici Anaao-Assomed.
«La ventilata proposta di riorganizzazione del sistema sanitario regionale della Toscana - dice Gerardo Anastasio, numero uno dell'Anaao pisana e membro di quella nazionale - presenta numerosi elementi di criticità, oltre a non essere supportata da alcuna evidenza su come possano prevedersi implementazione di efficienza, riduzione dei costi, maggiore efficacia clinica e maggior soddisfazione dei cittadini».
Secondo l'Anaao, la Regione Toscana persegue la via del «gigantismo istituzionale ma ciò non può rappresentare una scorciatoia per risolvere i deficit organizzativi e di governo del sistema sanitario, in una rincorsa ai benefici della economia di scala, con la certezza, di sacrificare la qualità dei servizi erogati, e con la necessità di pachidermiche strutture intermedie per essere governato».
Anastasio scende nel dettaglio dicendo: «Nell'area vasta Centro (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli) la unificazione genererebbe una azienda sanitaria con un bilancio di oltre 3,5 miliardi di euro circa 23mila dipendenti, più grande di molte Regioni, con seri dubbi sulla sua effettiva gestibilità, stante anche la valanga di documenti amministrativi prodotti che ne inficerebbe il concreto funzionamento».
Il sindacato dei medici punta l'obiettivo anche sul fatto che «con la riduzione delle direzioni aziendali si riducono anche i collegi sindacali, a danno della funzione di controllo, in un momento in cui gli eventi sui bilanci di Massa, Siena e Pistoia imporrebbero forse maggiore attenzione, visto che già ora si hanno difficoltà nel verificare l'attività di strutture molto più contenute».
Ciò che è portato avanti dal governatore Rossi non è una novità visto che già in Emilia Romagna si è fatto una cosa simile.
A tale proposito Anastasio osserva: «La macro-azienda della Romagna, che riunisce 4 aziende sanitarie provinciali e senza la complicazione dell'università, è da due anni ancora in itinere senza una stabile strutturazione».
Se passasse la linea delle tre aziende universitarie affiancate da tre Asl, i rettori governerebbero la sanità. «Si configurerebbe un nuovo assetto istituzionale - dice l'Anaao - che richiederebbe necessariamente una modifica legislativa, e si presenterebbe il rischio di subordinare la condivisione della governance della sanità con i rettori su tutto il territorio e non solo sulle zone in cui è presente un ateneo».
Allo stato dell'arte dunque, i medici bocciano senza se e senza ma, la riforma del governatore Enrico Rossi.
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