Il presidio
Teatro Verdi, il presidente Toscano striglia la Regione e le imprese
"Il governo regionale penalizza le realtà virtuose come la nostra, mentre le aziende non danno neppure un contributo minimo"
PISA. "Il comportamento della Regione Toscana nei nostri confronti è semplicemente scandaloso e il messaggio che arriva al cittadino è che i contributi vanno non a chi se li merita per la buona gestione ma a chi invece accumula tanti debiti".
Lo ha detto il presidente della Fondazione Teatro di Pisa, Giuseppe Toscano, a margine della presentazione della rassegna di danza del "Verdi".
"Se la rotta non cambia - ha aggiunto - chi come noi mantiene i conti in ordine sara' costretto a tagliare sugli spettacoli".
Toscano ha infatti sottolineato che il "Verdi" riceve dalla Regione "un contributo di 200 mila euro, dei quali 80 mila vanno all'Ort, e a noi ne basterebbero appena 100 mila in più per continuare a garantire tra cartelloni di qualità per lirica, prosa e danza e invece senza questi soldi saremmo costretti il prossimo anno a dimezzare gli spettacoli della danza e ridurre sensibilmente anche le recite delle altre stagioni".
"Non contesto - ha spiegato - che la Regione paghi il mutuo di Torre del Lago per saldare i debiti, né che abbia dato un milione e 250mila euro a Pontedera per gli stessi motivi, ma il fatto che a rimetterci siano le realtà virtuose che gestiscono senza debiti i soldi pubblici e che pero' cosi' facendo rischiano di restare penalizzate".
"E' necessaria - ha sottolineato Toscano - una nuova legge regionale che disciplini il settore: quella attuale risale al 1967 ed è ovviamente superata. La politica, attraverso la legge, deve obbligare i teatri a fare sinergie reali: penso ai tre teatri di tradizione della costa toscana, occorre fare un cartellone unico, con un solo direttore artistico e un unico presidente. Spero che la politica colmi questi ritardi subito dopo le elezioni regionali".
Infine, il presidente del "Verdi" ha strigliato anche gli imprenditori privati pisani: "Un anno fa con una lettera all'Unione industriale chiesi alle imprese un contributo di 2mila euro, peraltro per le aziende si tratta di spese deducibili, ma non ho ottenuto risposte praticamente da nessuno. La crisi non c'entra, è solo disinteresse per la cultura".
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