Il presidio
Tasi, gli inquilini non devono pagare la nuova imposta
La tassa sui servizi non si applica alle seconde case Scelte simili a Pisa, San Giuliano, Calci e Vecchiano
PISA. Nei comuni dell’area pisana (Pisa, San Giuliano, Calci, Vecchiano) gli inquilini possono stare tranquilli: non pagheranno la Tasi. Novità per niente banale dato che, per legge, tale possibilità non solo è prevista, ma in molti comuni toscani è anche puntualmente applicata. La Tasi (tassa sui servizi indivisibili), cioè la tassa che si paga per coprire le spese che il Comune sostiene per servizi come illuminazione pubblica, smaltimento dei rifiuti e decoro urbano, è, secondo la norma, distribuita tanto sul proprietario quanto sul locatario: per quest’ultimo secondo una percentuale che può variare dal 10 al 30% . L’autonomia lasciata ai Comuni però prevede che questa distinzione possa essere cancellata e le amministrazioni di Pisa, Calci, Vecchiano e San Giuliano hanno deciso di procedere in questo senso.
Pisa. Il mercato immobiliare pisano si regge in gran parte sugli affitti degli studenti e se questi avessero dovuto pagare anche una parte della Tasi le conseguenze sarebbero potute essere pesanti, Il Comune ha deciso per questo, ma non solo per questo, di applicare la Tasi solo sulle abitazioni principali. Tradotto: sulle seconde abitazioni non si pagherà la Tasi, ma solo l’Imu che è a carico del proprietario. Il meccanismo usato da Palazzo Gambacorti è stato quello di portare l’aliquota della Tasi sulla prima casa al massimo (0,33%) per tutte le tipologie di immobili: la somma di questa aliquota con quella Imu consente, per legge, di eliminare la Tasi per proprietario e inquilino. A sorridere sono anche i commercianti dato che la Tasi non si applica a nessun immobile successivo all’abitazione principale, quindi nemmeno ai fondi commerciali.
Calci. Stessa scelta anche per l’amministrazione Ghimenti che ha deciso di lasciare sulle seconde “solo” l’Imu. In questo caso però le aliquote sono diverse a seconda del valore dell’immobile: previste quattro fasce di spesa agganciate alla rendita catastale. L’aliquota minima è dello 0,20% per le rendite catastali fino a 250 euro, la seconda fascia è dello 0,25% per i valori immobiliari compresi tra 251 e 700 euro, si sale allo 0,30% per gli immobili con valore tra 700 e 1.000 euro e si arriva al massimo imponibile dello 0,33% per quelli oltre i 1.000 euro.
Vecchiano. Qui, come per Pisa, l’aliquota è uguale per tutti, ma si ferma sotto il limite massimo imponibile per legge e si attesta sullo 0,24%. Anche Lunardi e la sua giunta hanno deciso di escludere dal prelievo per i servizi indivisibili le seconde case e gli immobili commerciali, tenendo la Tasi solo sulla prima casa. L’unica ipotesi residuale di Tasi a carico dell’inquilino è nel caso in cui l’immobile venga concesso in comodato gratuito ad un componente del nucleo familiare con Isee sotto i 15mila euro: è il caso del padre che affitta al figlio e in questo caso l’aliquota dovuta dall’inquilino è quella minima del 10%.
San Giuliano. Anche Di Maio opta per escludere le seconde case dal prelievo fiscale liberando inquilini ed affittuari. In questo caso sono previste aliquote crescenti divise in quattro fasce di rendita catastale: per valori fino ai 250 euro l’aliquota è dello 0,10%, si sale allo 0,20% per rendite comprese tra 250 e 700 euro, si applica lo 0,30% per quelle comprese fra 700 e 1.000 euro e si applica il massimo dello 0,33% per valori oltre i 1.000 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
