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Tanti indizi ma nessuna prova schiacciante
Mai ritrovati i resti dell’imprenditrice. I passi falsi commessi solo per nascondere l’amante
PISA. Tradiva la moglie, ma non l’ha uccisa. Le bugie iniziali a stampa e inquirenti? Solo per coprire il rapporto con quella che poi è diventata la sua compagna e convivente.
La linea difensiva di Antonio Logli è fatta più di silenzi che di confutazioni alle accuse mosse da Procura e carabinieri. Qualche volta, però, ha reagito dando la sua versione dei fatti.
«Non ho niente da dichiarare perché non ho letto gli atti – spiega l’avvocato Roberto Cavani –. A questo punto ho accesso ai documenti e mi servirà un bel po’ di tempo per leggermeli tutti. Di sicuro più dei 20 giorni previsti dalla legge. Solo quando avrà una visione d’insieme potrò farmi un’idea. Far interrogare il mio cliente? È prematuro parlarne. Prima voglio leggere documenti e relazioni».
È pacifico che Logli abbia mentito quando parlava di rapporto sereno con la moglie, l’imprenditrice Roberta Ragusa, e di non avere amanti. Dichiarazioni di corto respiro che non hanno giocato a suo favore, almeno a livello di immagine. Ma quello che conta sono le prove da portare in Tribunale. Non certo la simpatia dell’imputato.
Logli e la sua famiglia hanno sempre sostenuto che Roberta si sia allontanata di sua volontà. E di questo hanno convinto, stando alle cugine con cui non hanno più rapporti, anche i due figli minorenni. Il rapporto era in crisi. Lei voleva divorziare. Lui temeva per le conseguenze economiche di una separazione. Vivevano da estranei in casa. Uniti solo dall’amore per i figli, ma con affetti non più reciproci. Per la Procura un possibile movente per uccidere.
L’invito di Logli a Sara a modificare la password del computer e di disfarsi del telefonino dedicato con cui si parlavano sarebbero, dal suo punto di vista, gesti dettati solo dalla volontà di tenere all’oscuro una relazione che andava avanti da anni. Non per occultare le prove di un omicidio. L’indagato sostiene di essere andato a letto - ma alle 00,17 si sente al telefono con Sara - e di essersi svegliato alle 6,45. Al suo fianco Roberta non c’era. Il superteste Loris Gozi sostiene di averlo visto intorno alle 00,30 e poi alle una in via Gigli mentre litiga con una donna. Sono il fulcro dell’accusa. Per Logli sono fantasie, come quella della simulazione dell’avvistamento in via Gigli e della foto mostrata a Gozi.
«Hanno indagato contro di me a senso unico, senza approfondire l’allontanamento di Roberta» ha sempre sottolineato Logli in quelli che sono stati più sfoghi che difese. E poi c’è il fronte del corpo. È capitato di arrivare a processi e condanne anche senza il corpo delle vittime. La Procura affronta e “risolve” il problema contestando a Logli la soppressione del cadavere, ma non dice come, né dove il marito si sarebbe liberato del corpo distruggendolo.(p.b.)
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