Italia
Cinquanta opere d’arte raccontano Pisa distrutta dalle bombe
A Palazzo Blu una mostra curata da Stefano Renzoni Rimarrà aperta fino all’11 gennaio, omaggio alla memoria
PISA. Pisa bombardata, distrutta, quasi rasa al suolo. Un città millenaria, fatta di pietre e marmi bianchi, con chiese e palazzi antichi, ridotta a calcinacci. Nessuno se l'aspettava, perché a Pisa c'era - e c'è, per fortuna - la Torre pendente che nessuno avrebbe osato toccare. «Gli allarmi aerei erano frequenti», ricorda il presidente della Fondazione Palazzo Blu Cosimo Bracci Torsi, «perché Pisa, città tranquilla, aveva però un importante nodo ferroviario, un aeroporto militare, una zona industriale. Io allora ero un bambino e ricordo che non si credeva all'idea di un bombardamento». E, invece, successe. Il 31 agosto 1943, 144 Fortezze volanti (B17 F) americane, partite dalla Tunisia sorvolano la città e in sette minuti sganciano 480 tonnellate di bombe. Il risultato, la stazione ferroviaria, la zona industriale e i quartieri occidentali ridotti a cumuli di macerie. Non solo, ma un anno dopo, 1944, 50 bombardamenti distruggono i lungarni, i ponti sul fiume e rovinano il centro storico.
Il 19 luglio dello stesso anno il 6° Reggimento Brasiliano della V Armata americana occupa la parte meridionale della città e per quarantacinque giorni, sino al 2 settembre, l'Arno diventa il fronte su cui i due eserciti nemici si combattono. Il 27 luglio, l'evento tremendo: colpi di cannone incendiano il tetto del Camposanto, fondono la copertura di piombo che, colando, riduce a brandelli gli affreschi del '300 e '400. Finalmente, il 2 settembre le truppe della Task Force 45 riescono ad attraversare l'Arno e a liberare i quartieri settentrionali.
Il bilancio è grave: centinaia e centinaia di civili morti, migliaia di case distrutte e danneggiate, 18.000 cittadini senza più dimora. A ricordare dopo settant'anni lo scempio di quei giorni e la liberazione, si apre domani a Palazzo Blu la mostra "Pisa bombardata, Pisa liberata" (sino all'11 gennaio 2015), curata da Stefano Renzoni: 50 tra dipinti e disegni di artisti pisani testimoni diretti del disastro e fotografie d'epoca, provenienti dalla Fondazione Palazzo Blu, da collezioni private e dall'Archivio Acquario della Memoria/Memory Sharing, presentano le immagini della città sventrata, con le sue chiese ridotte a sassi e pietre, i ponti sostituiti da passerelle, i palazzi del lungarno caduti. Ogni angolo della città riemerge nella memoria, compresi i soldati e carri armati liberatori.
«Questa non è una mostra d'arte - sottolinea Bracci Torsi ma di testimonianze, che si inserisce in un percorso di memoria che stiamo attentamente studiando».
Le immagini, che si snodano in alcune sale al secondo piano di Palazzo Blu, sono choccanti pur nella loro bellezza. Opere di artisti pisani che, come spiega Renzoni, dopo la guerra vollero immortalare le rovine. Ci sono gli oli di Mino Rosi, noto pittore, che profilano nel 1944 con tubetti densi di colore, vibrante e tremante, la chiesa di Sant'Antonio in macerie, il Lungarno Mediceo sventrato, le vie distrutte. Le bellissime chine di Mario Bertini con la quasi irriconoscibile stazione, i ponti, i lungarni, piazza della Berlina tutti bombardati. Ferruccio Pizzanelli ricorda invece com'erano ridotti Ponte Solferino e Ponte di mezzo, Gino Bonfanti le case. E altri bravi pittori fanno sfilare agli occhi di oggi tutta la città, dalle Logge di Banchi al Giardino Scotto, da Piazza del Duomo alla chiesa di San Nicola, dalla chiesa della Spina a via Cesare Battisti sino al povero Camposanto ridotto a polvere di colore bruciato.
Maurizia Tazartes
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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