Il presidio
«I furbetti del posto letto? Da noi non esistono»
Rissa sul web dopo le parole del presidente dell’Ardsu. Gli studenti reagiscono «Il sistema del diritto allo studio è carente, ma nessuno approfitta dei contributi»
PISA. Come prevedibile, l’affermazione di Simone Consani, riportata dal “Tirreno” mercoledì, ha scatenato una ridda di reazioni. Il presidente pro-tempore dell’Azienda poer il diritto allo studio (Dsu Toscana) aveva detto: «A Pisa la metà degli studenti fuori sede vincitori della borsa studio rifiuta il posto letto». E alcuni siti l’hanno trasformata in un attacco agli studenti: «Ma i posti letto non sono per i “bisognosi”?». Altri l’hanno utilizzata per sparare sull’azienda regionale per il diritto allo studio che «non garantisce» la sistemazione per tutti. La questione si può riassumere così: delle quasi 8mila domande di borsa di studio che il Dsu riceve ogni anno per Pisa, ci sono circa 5mila vincitori; di questi, più di 3mila sono fuori sede che, quindi, oltre all’assegno hanno anche diritto all’alloggio.
Bene, in città ci sono 1.564 posti letto fra le varie residenze universitarie, che non bastano per tutti: metà di quelli che non ricevono la convocazione subito, rinunciano al momento della chiamata, che arriva solo quando un posto letto si libera nel corso dell’anno. La constatazione di un dato numerico, fatta dal presidente del Dsu durante la Cut (conferenza università territorio), è diventata motivo di battaglia: come sempre, si parla a nuora perché suocera intenda. Infatti la vera posta in gioco è il piano di sviluppo immobiliare del Dsu, che sta cercando di alzare il numero di posti letto a disposizione – compatibilmente con la dotazione economica – per evitare che ci siano liste d’attesa infinite. Allora chi ha interessi di qualunque tipo sugli edifici toccati dall’operazione (palazzinari e simili) prova a screditare gli studenti e cavalca il fenomeno dei tanti che rinunciano, insinuando che se avessero davvero bisogno si sobbarcherebbero un trasloco a metà anno. Al contrario, chi spinge per l’allargamento del parco immobiliare (i collettivi e altri) si indigna per l’indagine svolta dal Dsu che ha cercato di capire cosa c’è dietro; e parla di «vergognoso razzismo» solo perché risulta che gli italiani rinunciano a cuore più leggero degli stranieri: qui il sottinteso contestato è che gli immigrati sono dipinti come più poveri. Tutto ciò avviene online, sui blog e sui social network, dove il sangue per fortuna è virtuale; ma il livello di tensione sfiora picchi che non si toccavano da tempo.
La lista studentesca “Sinistra per…” invia un comunicato ufficiale: nella sostanza conferma che molti ragazzi presentano domanda, ma non hanno intenzione di entrare nei pensionati del Dsu se la convocazione arriva tardi. Però non gradisce il termine “intascare” riferito al contributo affitto. I ragazzi si soffermano su quest’ultimo, 180 euro che il Dsu dà ogni mese ai vincitori per i quali non c’è ancora un posto letto; la cifra è sospesa al momento della chiamata, indipendentemente dal fatto che lo studente accetti o no l’alloggio che si è liberato: «Uno studente in affitto deve provvedere a pagare le spese di locazione, le bollette, il condominio». Sinistra per… ricorda i prezzi medi di una stanza singola in città, circa 300 euro. E conclude: «A metà ottobre la metà dei risultanti idonei non possono accedere immediatamente all’alloggio e quindi si trovano a dover stipulare un contratto di affitto che può essere rescisso con un preavviso che va dai 3 ai 6 mesi. Come si può in seconda chiamata, generalmente a marzo, accettare l’assegnazione dovendo comunque continuare a pagare il canone?».
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