Il Tirreno

Pisa

LA CERIMONIA

Il giorno più bello rievocato in Banchi

di Renata Viola

Il sindaco annuncia un lavoro di ricerca sul periodo tra le guerre

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PISA. La città ha celebrato ieri in Logge di Banchi il settantesimo anniversario della sua liberazione.

Era esattamente il due settembre del 1944 il giorno in cui i partigiani e le truppe alleate entrarono a Pisa, trovandosi di fronte una città divisa in due dai cinquantasette bombardamenti , di cui uno disastroso. Furono circa tremila i morti e cinquantamila le abitazioni distrutte, senza contare le ferite inferte al patrimonio artistico.

La cerimonia ha avuto inizio con la deposizione della corona d'alloro alla lapide dei Caduti a Palazzo Gambacorti, alla presenza del sindaco Marco Filippeschi , del presidente della provincia Andrea Pieroni, del presidente del consiglio comunale Ranieri Del Torto e di tutte le più alte cariche militari ed istituzionali cittadine.

Sono inoltre intervenuti Carlo Smuraglia e Giorgio Vecchiano, rispettivamente presidente nazionale e provinciale Anpi e i sindaci di San Giuliano, Cascina e Calci. Una giornata soprattutto di riflessione sulle vittime che con il loro sacrificio lottarono per un futuro di libertà e democrazia.

La morte di tanti militari , l'impegno dei partigiani e della popolazione civile, donne comprese, è stato unanimamente ricordato per la costruzione di una memoria senza retorica.

In grado di parlare alle giovani generazioni in termini di valori etici e di monito per il mantenimento di quei due principi, libertà e democrazia, così faticosamente raggiunti. «Troppo preziosa la prima per sedersi sul trono- ha detto Carlo Smuraglia. La libertà è una pianta da innaffiare ogni giorno con impegno. E ancora troppo fragile la democrazia, la storia può ripetersi, fascismo e nazismo sono scaturiti proprio in seguito a forti crisi».

«Pisa è esempio delle ferite profonde della guerra- ha detto Filippeschi. Il prossimo anno ricorreranno i 100 anni dall'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale. Per tenere viva la memoria vorremmo lavorare a fianco dell'università e tutte le altre istituzioni cittadine per riflettere sul periodo di passaggio tra le due guerre, sull'avvento del fascismo e del nazismo. Oggi come allora è un periodo di grandi mutamenti. Conservare la memoria può spingerci verso la ricerca di una pace generale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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