Don Bosco, alba tragica detenuto suicida in bagno
Allarme dato dalla polizia penitenziaria: il corpo trovato dal compagno di cella L’uomo si è impiccato: sarebbe uscito nel 2018. Era dentro da un anno per droga
PISA. Lo hanno trovato impiccato con un lenzuolo alla finestra del bagno. Sarebbe uscito nel 2018 il detenuto di 46 anni, della Repubblica Ceca che tra le 5,30 e le 6 di ieri mattina si è tolto la vita in una cella del Don Bosco.
Era entrato nell'ottobre del 2013 con una pena da scontare di quattro anni e sei mesi per produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti.
In una nota il direttore del carcere, Fabio Prestopino spiega che «non risultano, durante tutto il periodo di permanenza in carcere, episodi o segnali di un possibile disagio, personale o detentivo. La vittima era inserita in una sezione dove i cancelli vengono tenuti aperti per almeno otto ore giornaliere ed intratteneva normali rapporti con gli altri detenuti e con gli operatori. La sezione, come del resto tutto l'istituto, non è sovraffollata. Il deceduto non effettuava colloqui per mancanza di riferimenti familiari in Italia. Proprio oggi (ieri, ndr) avrebbe iniziato a lavorare nella cucina dell'istituto».
Del decesso sono stati infromati il difensore e il consolato della Repubblica Ceca. Le indagini sono affidate alla polizia su delega della Procura della Repubblica.
Un agente della polizia penitenziaria alle 5,30 durante un giro di controllo, ha visto il detenuto sulla branda, dopodiché si è recato di sentinella dando il cambio a un collega.
L’agente è arrivato nella sezione dopo circa una mezz'ora e nel corso del giro di controllo non ha visto il 46enne sulla branda. Si è insospettito e ha svegliato l'altro detenuto che è andato in bagno dove ha trovato il compagno di cella appeso, con delle lenzuola, alla finestra.
«Nulla ha fatto presagire l’insano gesto del detenuto, anche in virtù del comportamento corretto dello stesso, sia nei confronti della restante popolazione detenuta che nei confronti del personale di polizia penitenziaria – afferma Donato Capece, segretario nazionale del Sappe –. Purtroppo, nonostante il prezioso e costante lavoro svolto dalla polizia penitenziaria, con le criticità che l’affliggono, non si è riusciti ad evitare tempestivamente ciò che il detenuto ha posto in essere nella propria cella».
Capece torna a sottolineare le criticità del sistema penitenziario: «Manca il personale e ogni giorno c’è una nuova criticità. L’amministrazione penitenziaria è ormai da diversi mesi senza un capo dipartimento e l’organico dei baschi azzurri è sotto di 7mila unità».
Quello avvenuto ieri a Pisa è il 28° suicidio avvenuto in carcere. A sottolinearlo è Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, l'organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria.
Secondo il sindacato «sulla carta il sovraffollamento penitenziario la Toscana non sarebbe in condizioni critiche, a differenza di altre sedi, atteso che per i 3.246 detenuti presenti sarebbero 3.345 i posti della capienza regolamentare e, addirittura, 4.916 posti della capienza tollerabile». Secondo Beneduci è quindi «da ritenere che le cause che hanno portato ai gravi eventi di Sollicciano, Porto Azzurro nei giorni scorsi e a Pisa abbiano altre cause, probabilmente, insite in un sistema e in una organizzazione che al di là dei numeri produce comunque disagio e sofferenza nell'utenza come nel personale».
Pietro Barghigiani
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