Il Tirreno

Pisa

«Le nostre vite da precarie in perenne attesa»

«Le nostre vite da precarie in perenne attesa»

Tre storie di insegnanti che aspettano d’entrare in ruolo, mentre negli uffici scolastici le nomine sono ancora in alto mare

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In un periodo di profonda crisi economica come questo, cosa vuol dire essere precari della scuola? Lo abbiamo chiesto a tre docenti di Pisa. Dalle loro parole emerge il quadro della vita di questi lavoratori che mandano avanti la scuola nel nostro Paese tra sacrifici e incertezze.

«Se sei precaria è molto difficile pianificare il futuro. Se dai alla luce un figlio non sai se potrai mantenerlo - queste le parole di Elena Massara, 37 anni, laureata in Lingue e Letterature Straniere e insegnante di inglese - Sono precaria da quasi dieci anni, con una figlia piccola da mantenere. Negli ultimi anni ho avuto incarichi annuali, ma in passato non sono stata così fortunata. A fine agosto ci sono le nomine ed è sempre un terno al Lotto: non sapere se e in quale scuola lavorerai ti taglia le gambe. Questa professione si sceglie per passione, con la consapevolezza che le opportunità arrivano solo quando si entra di ruolo (contratto a tempo indeterminato, nda) e che gli avanzamenti di carriera sono impossibili».

Susy Alfano, 27 anni, è entrata da qualche anno nel mondo del lavoro. È precaria da soli tre anni ma ha già ben chiari i punti critici del sistema di reclutamento degli insegnanti: «Essere precari significa prevedere di entrare di ruolo e poi essere "sorpassati" da chi ha fatto il concorso. Anno dopo anno le regole cambiano e non è possibile fare previsioni, né programmi. Questo lavoro mi piace molto, da tre anni faccio l'insegnante di sostegno e mi sto specializzando in questo tipo di formazione. Non perdo le speranze per il futuro».

Donatella Morea, docente di Storia e Filosofia alle scuole superiori, punta il dito sull'incapacità dei politici: «Il sistema della scuola italiana, così com’è strutturato, causa una dispersione di energie, dal punto esistenziale e professionale. La mia vita dipende da scelte politiche che non prendono minimamente in considerazione il benessere dei lavoratori. Non si possono fare progetti di vita a lungo termine. Ogni anno insegno ad allievi che non avrò quello successivo: ne va del nostro lavoro, ma anche della qualità dell'educazione».

Nella foto di repertorio insegnanti impegnati a consultare le graduatorie.

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