Italia
I diari di guerra, così i pisani raccontano paure e speranze quotidiane
«Si vedono atti di miseria e morale e di grande bontà». «Due preti seppelliscono i morti». «La città offre uno spettacolo di totale desolazione»
PISA. La città di Pisa è sospesa nel terrore, divisa in due dal fronte dell'Arno. I ponti sono tutti saltati. Da Sud arrivano le cannonate Alleate. A Tramontana i tedeschi hanno imposto un coprifuoco di 22 ore. Si vive asserragliati in casa, senza luce né acqua. Si può uscire solo dalle 10 alle 12, alla disperata ricerca di cibo. Il compito spetta a donne, anziani e ragazzini. I pochi uomini rimasti in città vivono nascosti, in fuga continua fra cantine, soffitte e buche negli orti. Bando del 2 agosto: "Tutti gli uomini dai 16 ai 50 anni devono presentarsi per il servizio del lavoro: se saranno trovati, verrà punito con la fucilazione tanto il trasgressore all'ordine tanto coloro che li avranno occultati".

Piazza Garibaldi
10 AGOSTO 1944
Mario Gattai. L'avvocato Gattai è Commissario del Comune, nominato in emergenza a fine giugno 1944. Dopo la fuga scomposta delle autorità fasciste, è praticamente l'unico riferimento delle istituzioni laiche della città nei giorni dell'emergenza.
«Un contadino è venuto da me piangendo a dirmi che di tutto il grano del suo podere ha potuto salvarne solo dieci chili! Il resto gli è stato portato via dalla popolazione che si è riversata nel suo podere, vicino alla città, facendo man bassa. E' doloroso, ma è ineluttabile. Occorrerebbero almeno 100 persone per far battere il grano a mano e poterlo distribuire al popolo; ho cercato gli uomini e anche le donne per questa bisogna e li ho fatti anche cercare da altri, ma solo troppo pochi erano disposti di rispondere all'appello, poiché la quasi totalità è chiusa nel suo feroce egoismo. Chi ha provveduto per sé si infischia della comunità.
Di fronte a tanta miseria morale mi solleva il cuore vedere atti di carità e abnegazione. Esistono diverse persone che si occupano alacremente per approntare 300 minestre al giorno da distribuire ai bisognosi.
Quando vado ad assistere alla distribuzione nei locali del Municipio (che almeno servono a qualche cosa) mi riconcilio con l'umanità, e se è possibile dare qualche mestolo in più a un affamato o ad una donnetta rimasta senza tessera sento grande soddisfazione.
Bisognerebbe fare un albo con i nomi di tutti questi buoni, ma io non ho nemmeno il tempo di informarmene; una parola di elogio, e via, ciascuno per la sua strada, a lavorare per il bene di chi non comprende e non ha nemmeno il concetto di riconoscenza».
Tina Tomasi. Tina Tomasi è la moglie di un medico dell'ospedale Santa Chiara. La loro casa è stata espropriata dai tedeschi. Con la figlia Lucia (5 anni) e il marito (che si prodigherà fino alla Liberazione assistendo i feriti) vive il mese di agosto in un'abitazione nel complesso dell'ospedale.
«Don Fontana e Don Boschi continuano a seppellire cadaveri al Battistero a Fior di Terra. Sette bimbi dai 2 ai 15 anni sotto il grandinare dei proiettili; hanno trascinato da Asciano all'ospedale un carretto con sopra entrambi i genitori gravemente feriti, di cui uno moribondo. Si sono fermati nel cortile in attesa che si trovasse dove ospitarli; avevano fame, erano stanchi, ma non piangevano. Si guardavano intorno con certi occhi che non erano più occhi di bimbi.
La città offre uno spettacolo di totale desolazione. Mucchi di immondizie ammorbano l'aria, le poche strade praticabili sono ingombre di macerie; enormi buchi sono aperti nelle mura e nei tetti degli edifici. Le imposte pendono divelte, i fili della luce e del telefono penzolano spezzati. Scarseggia l'acqua, mancano i viveri. Donne e fanciulli vanno nei vicini campi minati a prendere un po' di granturco che si mangia bollito quando non è possibile fare un pane rudimentale.
Il mercato è dentro e intorno al rifugio di Porta a Lucca. vi si vendono oggetti di ogni sorta, in gran parte rubati, magari sotto il naso del proprietario: siamo allo stato di natura, e vige il diritto del più forte».

La Cittadella distrutta
11 AGOSTO 1944
Mario Gattai. «Anche il Comandante tedesco sapeva che parecchie persone - e non certo le migliori - circolano la mattina prima delle 10. Me ne ha fatto appunto avvertendomi che avrebbe fatto sparare dai suoi soldati. Ho preso la palla al balzo, sostenendo che era impossibile per il popolo sbrigare le necessarie faccende in sole due ore, e così ho ottenuto un ampliamento di un'ora nella libera uscita che d'ora innanzi sarà dalle 9 alle 12. Ma guai a chi si troverà in strada prima o dopo del tempo fissato!
E intanto il fronte continua a stazionare sull'Arno. Più di una volta si è sparsa la notizia che le truppe alleate abbiano varcato il fiume vicino alla città, ma non si trattava che di pattuglie di perlustrazione. Sembra che quasi ogni notte pattuglie tedesche vadano di là d'Arno, e altre americane o inglesi vengano di qua; ma a giorno tutto torna come prima. I bombardamenti si intensificano durante le ore notturne e si odono anche fucilate da ogni parte con sgranocchiamento di mitragliatrici. E i giorni passano nella nostra ansia, senza alcuna novità!
Elio Giannessi. Elio Giannessi ha 25 anni. Non si è consegnato per il lavoro e vive nascosto in città, accampato, passando da una casa vuota all'altra, con un gruppetto di familiari e conoscenti.
«Anche oggi giornata calma; una fuga anche oggi dato che i tedeschi hanno battuto al portone. Stamane il si dice è il seguente: i tedeschi vanno via e tagliano i fili. Dalle 10 alle 12 le donne e gli uomini possono uscire, io attendo sempre il rientro di mia madre che mi porta le novità. Novità che ogni giorno sono le stesse. Le domande sono sempre le stesse: a quando l'occupazione? Quando torneremo ad essere cittadini vicini alle nostre case o almeno a quello che rimane delle nostre case? Per la cronaca oggi sono 19 giorni che siamo usciti dal Sanatorio e 54 giorni che sono venuto via da Colle. La mia previsione è che entro il mese debba esserci qualche cosa o almeno me lo auguro. Sempre avanti e speriamo che non sia anche io vittima dello scoraggiamento».

Un'immagine di via Quarantola bombardata
12 AGOSTO 1944
Anna Manetti. Anna Manetti è una maestra elementare, nubile. Vive in una casa in Via Torelli (oggi Via Cardinale Maffi), vicino al Duomo, con un gruppo di parenti e conoscenti, fra cui qualche uomo, costretto a nascondersi.
«Nel magazzino della Cavani ho scoperto una cosa oggi preziosa: in due caratelli, della salamoia di sardine. Manca il sale ed allora ho deciso un lavoro: far scolare la salamoia e poi prendere il sale asciutto.
Gran lavoro, nei giorni passati, per metter al sicuro, prima in casa di Fortunata e poi qua da noi o dalle signorine Ambruschi, quanto era possibile salvare. Don Fontana coadiuva. Si lavora con energia. Poi, quando il tempo lo permette, visita all'ospedale. Il permesso di circolazione è stato esteso alle 9. I tedeschi portano via le materasse di lana; della biancheria - si dice - fanno dono alle gentili signorine che li frequentano».
Mario Gattai. «E' avvenuto quello che prevedevo. I tedeschi che, malgrado i bandi, non avevano finora fatto uso delle armi contro chi non osservava la loro legge - tanto che si era maturato tra la popolazione il convincimento che era possibile uscire a tutte le ore - hanno ucciso. Oggi un uomo è stato trovato cadavere vicino alla porta di S. Zeno; pare che rientrasse in città verso le ore 14. L'ho fatto trasportare all'Ospedale, accompagnandolo io stesso. Ha l'aspetto di un terrazziere, ma non si sa chi sia perché addosso non aveva alcun documento atto a farlo riconoscere. Questo fatto mi ha molto turbato. Stasera, mentre in Ospedale mi sono trovato in presenza del Comandante tedesco, avevo il viso così aggrondato che quello si è quasi offeso e mi ha rivolto brusche parole. Se gli avessi risposto quello che mi passava per la mente, a quest'ora non sarei qui a scrivere».
13 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "La sorte è toccata anche alla bottega della Cavani. La brava gente - amica o no dei proprietari - ha fatto preda di cattivo sciroppo e di altra poca roba pressoché inutile. Scena di devastazione e basta. Hanno fatto saltare la Casa dei Valdini.
La faccenda delle ragazze impensierisce: hanno preso la Zanolti (50 anni). Qualche uomo preso nella retata è scappato, ma si dice che, per ognuno che scappa, i tedeschi ne ammazzano 6 dei rimasti.
Nelle case da minare i tedeschi danno 10, 5, 2 minuti di tempo per uscire. Non danno modo di prendere con sé nulla di necessario. Si esce come per andare a passeggio e si resta senza casa né biancheria".
Elio Giannessi. "Giornata calma, sole e caldo. Le mie condizioni fisiche sono peggiorate e da stamane registro fortissimi dolori viscerali e niente fame. Speriamo passi e così sarò nuovamente in grado di affrontare tutto. Nessuna novità. Resisteranno i nervi? Io credo di sì. Anche oggi ho fatto il calcolo del mangiare e credo che se oggi o domani chiudono tutto andiamo avanti con la farina a 100 grammi il giorno 18 giorni, 15 con i fagioli per la minestra e 5 o 6 con le patate. Faremo quindi domani un po' di rifornimento in modo da essere assai tranquilli. Domenica triste; quarta domenica d'esilio e di vagabondaggio>.
Il Giardino Scotto, angolo lungarni
14 AGOSTO 1944
Elio Giannessi. "La notte è stata calma, per meglio dire fino alle 14:30 di oggi non un colpo di cannone; sembrava che la guerra non esistesse per noi. Alle 14:30, tanto i tedeschi come gli inglesi, hanno ripreso il bombardamento: mentre scrivo passano sulla mia testa i proiettili che esplodono 300 metri più lontano. Per il rimanente niente da fare, niente di nuovo. Sembra che ci sia meno tedeschi dei giorni passati ma poi niente si sa di preciso. Nella popolazione comincia un certo fermento; tutti credevano in una sosta meno lunga che non questa da parte inglese, quindi si spiegano certi discorsi che tutti hanno per tema finale la morte. Peggio dello scoraggiamento non c'è niente. Per mio conto sono tornato normale e attualmente sono come ero 30 giorni fa: morale alto e spirito sano. Quindi attesa fiduciosa e calma. Il giorno 31 agosto dovremmo essere occupati: così ha detto il pendolo. Attendiamo il 31 agosto!"
15 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Le solite voci: i tedeschi stanno per abbandonare la città. Tina Tomasi, tornando da casa sua (Ospedaletto tedesco), ha raccolto questa voce proprio là (ma da un italiano). Per strada la signora Manzella ha detto: “questione di ore”. L'Arcivescovo di più: “minuti”. La realtà è: duello di artiglieria, attività di pattuglie. I saccheggi si fanno sempre più in grande stile. L'Arcivescovado è divenuto irriconoscibile: gente dappertutto che fa fuoco alle colonne del porticato tra due mattoni; bimbi, vecchi, che mangiano farinate, ragazzi che si lavano, donne che urlano. L'Arcivescovo passa e si ferma dove chiamato, dove no, ad ascoltare, a confortare".
Elio Giannessi. "La notte è stata calma assai e quindi tutto fa supporre che anche oggi sia come abbiamo registrato ieri. Le voci del si dice sono le seguenti. Sembra che ci sia della gente che fa la spola, cioè che fa il passaggio della linea, la quale ha detto che è questione di 3 o 4 giorni, dando quindi come per fine settimana probabile una ripresa delle operazioni da parte alleata. Io ho semplicemente registrato la voce in quanto ad accoglierla e crederci è una cosa che mi fa pensare moltissimo. Effettivamente circolano meno tedeschi e la quasi assenza dell’artiglieria fa pensare che gatta ci cova. Il rimanente del giorno passa abbastanza bene".
16 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Una specie di leggera epidemia minaccia la città per la penuria di acqua, per il caldo eccessivo e per il cibo costituito per la maggioranza da frutta e pomodori.Tutti noi in casa abbiamo le carrozze sulla pancia e disturbi più o meno forti. Così è di tutti. Ma all'ospedale stanno peggio di noi. Incessantemente giungono feriti: le zone più colpite sono S. Giuliano e Asciano. Specialmente Asciano è presa più di mira dalle cannonate. Si era detto: Per S. Ranieri gli inglesi saranno al Duomo a mangiare le noccioline. Poi giorno per giorno, nulla. Allora si prese la mira lontana per essere sicuri, e si disse: Per l'Assunta".
Mario Gattai. "Anche la festa della Madonna di Mezzo Agosto - Ferragosto di altri tempi, riposo, mare, monte, gite, vita familiare allegra e spensierata - è trascorsa nel solito grigiore di colpi di cannone, sibili di proiettili intervallati da vuoti silenzi. Per il resto tutto invariato sul fronte... Con la distribuzione del grano succedeva gran confusione, poiché tutti lo pretendevano. Si è dovuto sospendere.
Campagnola è stato in grande attività in questi giorni. Ha corso molto col camioncino dell’Ospedale per prelevare da vari laboratori i medicinali, prima che vi arrivino i tedeschi o i saccheggiatori. A proposito, un morfinomane mi ha indicato che si intendeva saccheggiare l’Istituto sieroterapico di Via Contessa Matilde, e mi ha venduto la informazione dietro promessa di qualche fiala di stupefacente. Ho provveduto in conseguenza, e ho dovuto anche ringraziare l’informatore! Che tempi!
Il sacrificio che mi sono imposto è soltanto in pro della popolazione pisana, che altrimenti sarebbe un gregge senza pastore; se non avessi questo senso del dovere, quanto preferirei starmene con la mia famiglia che ho abbandonato, pazzo, illuso, altruista, e di cui da oltre un mese non ho più notizie!
Mi sento sempre più solo ad affrontare la situazione. E sono anche giù di fisico".
Elio Giannessi. "Stanotte come in tutte le regole abbiamo avuto l’eccezione infatti la nottata è stata punteggiata con molti colpi di cannone quindi è scomparsa l’abituale calma. Stamane si è svegliata anche un po' di caccia e non so se è un bene o un male. Attendiamo nuovamente gli eventi, da registrare c’è questo: si fa insistente la voce che a Portamare intere famiglie passano l’Arno. E’ ciò possibile? Francamente non lo so, anzi ne dubito, ma io registro la voce. 13 persone uccise a S. Biagio. Il giorno promette calma e tranquillità. Ho notizia da persona che conosco che la casa sita in via S.Michele è stata completamente svaligiata. Povera mamma quanti piantini".
17 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "All'ospedale chiedono sale, e chiedono anche l'acqua. Mancano anche di quella di pozzo. I tedeschi hanno fermato Dina per portarla a lavorare e l'hanno rilasciata perché ha detto che aveva marito. Per la qual ragione Fortunata ed io ci siamo messe l'anello matrimoniale “coronando così il nostro sogno d'amore” (sole). Nel saccheggio della scuola Normale Superiore i tedeschi si sono serviti (come d'un recipiente da gabinetto) dei libri aperti. Questa sorpresa è stata lasciata anche in molte case perquisite. Indice di vera civiltà".
Elio Giannessi. "Stamane si dice che l’occupazione di Firenze sia in atto, quanto mai vicina quella nostra. Speriamolo. Da ieri mattina, Mamma che non so come faccia va a campi! Spiegando vuol dire che va a cercare da mangiare. Il risultato è: 8 kg di fagioli 30 kg di granturco e 10 kg di grano. Sempre avanti Savoia e attendiamo che gli Alleati vengano. Sarà poi vero che sono sbarcati in Provenza? Coraggio e attendiamo gli eventi. Pita sta poco bene".
18 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Abbiamo fatto l'abitudine alle cannonate. Riconosciamo perfettamente la provenienza e cioè se sono inglesi o tedesche: riconosciamo la direzione, non solo, ma dal colpo d'arrivo, indoviniamo il posto colpito. Di solito vanno in Gagno. Ma sono molti i tiri corti e cioè come ieri sera in via Piave. Abbiamo fatto l'orecchio al miagolio caratteristico delle granate sopra la testa. L'ora preferita è la sera. A volte sono accompagnate da mitragliatrici e da fucilate. A volte sentiamo veri e propri attacchi di carri armati. Si dice allora: Questa volta è diverso! E si spera che sia l'attacco decisivo. Invece, dopo cinque minuti, silenzio. Non si scende più nel rifugio. Si resta in salotto, la stanza che ci sembra più sicura. E ogni mattina ci si alza, sempre con quest'assedio inspiegabile. Hanno detto che avevano passato l'Arno a Caprona, hanno detto che hanno veduto i “mori” di là d'Arno. Hanno detto che alcune commissioni hanno cercato di passare il fronte. Tutte come la storia della città aperta. Siamo noi che ci crediamo, ma non sono vere".
Elio Giannessi. "Oggi abbiamo cambiato abitazione. La casa accanto a questa e per la verità siamo andati a stare meglio. Molto meglio. La casa è quella del Ten. Col. De Mas, casa vuota e abbandonata. Ad ogni modo per noi è già molto. Nel libro perdite registriamo oggi tutto quanto avevamo a Villa Laura. Mamma infatti andata non ha trovato che Tedeschi i quali hanno detto “tutto finito qui niente”. Stanotte dato che sono molto stanco spero poter dormire".

Via Crispi vista dal Ponte Solferino
19 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Hanno piazzato alcuni cannoni in città. Uno in via S. Maria (Casa di Mons. Banti) uno in Piazza S. Giuseppe (appalto) uno sulla terrazza del Monte dei Paschi, uno alle Palazzine di Porta a Lucca. Poi quelli che non si sanno. Spara quello di Porta a Lucca. Le batterie sono anche ai Macelli. Poi girano carri armati Tigre e sparano con gran fracasso. Sparsi per la città ci sono poi diversi Kommandantur (uno in casa Benedetti). E così, come la canzone del prode Anselmo, passa il tempo. In questi ultimi giorni i tedeschi anno preso di mira la nostra strada: ogni pomeriggio entrano in due o tre case e le svaligiano. Oggi è toccata a quella del Bianchi. Per far prima ad aprire, spaccano i mobili con l'ascia e vuotano in terra le casse di cristalleria e generi simili".
Elio Giannessi. "Notte assai movimentata, qualche tiro vicino. Mamma è andata a S. Michele e ha narrato che c’è quasi tutto ma che la casa è minata. Sempre avanti Savoia e speriamo bene. Siamo tutti con forti dolori di ventre sfido io è una settimana che siamo a fagioli!".
20 AGOSTO 1944
Mario Gattai. "Stamattina si era sparsa la voce che gli alleati avevano varcato il fiume e che la notizia era stata confermata dall’Arcivescovo. Mi sono subito recato da S. E. ma naturalmente la notizia era falsa; l’Arcivescovo in un discorsetto del popolo che gremisce il suo palazzo, aveva semplicemente espresso una speranza e la voce, passando di bocca in bocca, si era - come sempre - alterata, tanto che nello stesso Arcivescovado qualcuno la dava per certa".
Elio Giannessi. "Giornata calma e notte calma. Finalmente ho dormito una notte. La pulizia del nuovo appartamento è stata fatta da me con grande rapidità e credo che possiamo ora dire che si sta in un luogo abitabile. Il si dice di oggi è questo: fra pochi giorni saremo occupati! Rido di questi discorsi e penso che il 31 non mi deve smentire o come massimo la prima settimana di settembre".
Tina Tomasi. "E' scoppiata una epidemia di tifo. mancano i vaccini, manca il materiale di medicazione per i feriti, intanto i tedeschi si divertono, banchettano e ballano, purtroppo in compagnia di italiani e italiane. uno dei luoghi di ritrovo è l'istituto veterinario dentro l'ospedale. i tedeschi ci vanno in macchina o in carrozza e incontrano i traballanti e insanguinati carretti che portano i moribondi. l'altra sera alcuni soldatacci tedeschi sono penetrati in duomo, rifugio di tanta povera gente, chiedendo due donne per i lavori di cucina. si sono offerte due vecchie. hanno preso due bimbe quindicenni. Le ho viste portar via fra gli urli delle madri. una volta tanto però la cosa è finita bene, perché un prete ha potuto ottenere da un ufficiale che banchettava al'istituto di veterinaria che fossero rilasciate. comincio a disperare della salvezza, guardo la piccola, così piccola, così innocente, e mi si stringe il cuore, ha compiuto in questi giorni 5 anni. ieri mi ha detto: "mamma non ho più paura sai del sangue.. ne ho visto tanto...".

Lungarno Pacinotti visto da Ponte Solferino
21 AGOSTO 1944
Mario Gattai. "E' stato operato il salvataggio del mio ex attendente Madrigali, il cui padre era venuto piangendo a chiedermi aiuto. Quel poveretto era braccato dai tedeschi, costretto a vivere in una buca con la paura di essere catturato. Approfittando del fatto che il camioncino dell’Ospedale andava in quel di Gello a prendere vettovaglie, mi sono messo d’accordo con Ottorino, che lo ha caricato insieme ad un maiale e a qualche sacco di patate, portandolo in Ospedale. Il tragicomico è che lungo la strada ha voluto montare un soldato tedesco, il quale non si è accorto di nulla ed ha anzi reso più tranquillo il viaggio di ritorno.
Un venditore di frutta, certo Bagnoli, ha subito oggi la grassazione da parte di un soldato tedesco che gli è entrato in casa e, rivoltella alla mano, ha preso il portafoglio con seimila lire. E’ venuto da me a chiedere aiuto, ma naturalmente il tedesco se l’era data a gambe. Mi sono fatto dare i connotati, ed ho scoperto che probabilmente si tratta del medesimo individuo che viene spesso alla macelleria di Via S. Zeno ove si fa dare gratuitamente la carne. Se ci fossero i gendarmi promessi dal Colonnello potrei cercare di farlo arrestare".
Elio Giannessi. "Notte calma e ho dormito ancora di più degli altri giorni. Ho infornato e sfornato il pane di 3 famiglie, pane riuscito bene. In quanto a notizie niente di nuovo. Si vive vivendo del più e del meno. A quando il ritorno a casa nostra? Questo è un mistero".
22 AGOSTO 1944
Mario Gattai. "Alle 7 di mattina mi sono visto capitare in Seminario un Maresciallo della Gendarmeria tedesca con due gendarmi; mi ha detto che era stato inviato per scortare i convogli viveri e per evitare i furti da parte dei soldati. Il Colonnello è stato dunque di parola! Ed io li ho messi subito alla prova, raccontando loro l’episodio capitato ieri al Bagnoli e dando loro le indicazioni necessarie per arrestare il colpevole. Infatti con l’aiuto di cittadini ho fatto fare un appostamento, e quando il tedesco dal toppino sul collo (che però non aveva più il toppino) è venuto nella macelleria di S. Zeno, è stato subito catturato. Dopo i confronti con la vittima, si è reso confesso. Gli hanno fatto una perquisizione ove abitava ed è stata rinvenuta refurtiva di vario genere tra cui 12 orologi. Domani sarà giudicato dalla Corte marziale e, secondo quanto assicura il maresciallo, condannato a morte. Spero che questo esempio servirà per porre fine alle ruberie dei soldati tedeschi. Io comunque ho scaglionato una specie di servizio di informazioni e appena si verificasse qualche altro furto farei intervenire i gendarmi.
Catarsi mi ha riferito di aver saputo che tre giovani sono stati catturati dai tedeschi nei pressi di Pisa, come partigiani. Due di essi sono agenti ausiliari. Diceva: “Li fucileranno, e non c’è niente da fare”. Ho voluto raccontargli come io sia riuscito a salvare cinque persone dalla fucilazione; e gli ho detto che se non se ne vuole occupare lui mi desse i nomi e avrei cercato io di operare il salvataggio. Se ne occuperà lui: speriamo che riesca".
Elio Giannessi. "La notte è passata assai calma e di nuovo durante la giornata non c’è stato niente. Ho fatto una nuova pulizia in casa ed adesso siamo quasi a posto. In aria ad ogni modo c’è qualche cosa".
23 AGOSTO 1944
Mario Gattai. "Oggi è partito il primo convoglio composto di due carri agricoli per l’acquisto di patate e fagioli, scortato da un gendarme. Ho mandato Don Fontana e Don Bonaventura a fare gli acquisti. In tal modo questi due benemeriti sacerdoti faranno il loro lavoro più comodamente e con maggior profitto. Finora quasi ogni giorno andavano a battere la campagna con una lettiga, e portavano quello che trovavano e potevano trasportare. Spesso erano costretti a cavare le patate, per poterle avere. Li ho visti, giorni or sono, al ritorno da una di queste scorribande, sudati, sporchi, sfiniti. E si sobbarcavano ad una simile fatica per un quintale di roba appena. I miei soliti clienti, i questuanti di sussidio, si sono rarefatti; ora corrono dai fascisti che si sono insediati in una palazzina di Porta a Lucca e distribuiscono fogli da mille come acqua. Certo non mi dispiace; ma osservo come è fatto il popolo che fino a ieri diceva peste e corna dei fascisti e oggi si affolla alla loro porta e fa loro sorrisi per avere un po’ di denaro".
Anna Manetti. "Stamattina Tatiana aveva ricevuto ordine di tornare al Comando. Ieri doveva sbucciare otto chili di patate e cuocerle arrosto. Alle due il solito tedesco l'ha riaccompagnate a casa. Tutto platonico. Più che le faccende materiali, volevano guardarla.
Stamani avviso assai laconico: la città e la campagna minate nella zona che va dall'Arno a 600 metri da esso. Noi speriamo di essere a più di 600 m dall'Arno. Intanto, queste ultime notti sono sempre più fragorose. Passano continuamente aeroplani, cannonate, mitragliamenti, fucilate e quei tremendi carri armati. In più gran caldo, da qualche giorno".
Elio Giannessi. "Da stamane c’è una novità. Mineranno una fascia di città che è parallela all’Arno ed avrà una profondità di 500 metri. Detta zona dice il manifesto sarà interdetta e non vi si potrà entrare. Ora io sono a 500 m. dall’Arno. Dovrò sgomberare anche di qui? Questo interrogativo rende assai nervosi e quindi si può immaginare la tensione che c’è fra noi 8. La gente ad ogni modo è come pazza, ed è un domandare, un chiedere e un generale non saper quali pesci prendere".
24 AGOSTO 1944
Elio Giannessi. "Ieri sera alle 22 quattro colpi di piccolo calibro caddero nel giardino accanto al nostro quindi temevamo che la notte fosse poco buona invece notte calma e se dio vuole ho dormito. Per quanto riguarda noi ed i famosi 600 metri dall'Arno, stamane di cartelli che indicavano zone minate non se n'è visti, quindi siamo al solito posto. Stamane ho fatto il pane ed è venuto bene. Sto mangiando i sudori e le paure di mia Madre.
Anna Manetti. "Ho veduto passare un ferito tedesco su un carretto, tirato da tre compagni armati; veniva dal fronte (Lungarno) e andava all'ospedaletto (Casa Tomasi).
Più tardi, sulla lettiga della Pubblica Assistenza, tirata dal Cappellano di Porta a Lucca e da un uomo, abbiamo visto passare un morto: uno del Rifugio, interrogato dai tedeschi perché non si era presentato per il lavoro, ha risposto d'essere malato; l'hanno condotto in un prato e l'hanno ammazzato con due revolverate. La voce d'oggi: gli Inglesi sono sbarcati a Genova e a Trieste. Conseguenza: l'assedio durerà fino all'inverno. Non ci crediamo perché sarebbe troppo".
Mario Gattai. "Vista la possibilità di fare acquisti diretti per la collettività, e quindi distribuzioni al pubblico, ho sùbito cominciato a far fare la revisione del tesseramento. Già sono state ingaggiate delle signorine e alcuni uomini volenterosi, che verranno retribuiti con generi in natura. Il primo giorno tutto ha filato bene; entro la settimana conto di aver terminato la revisione e quindi si potranno mettere in distribuzione a tessera molte cose: carne, patate, fagioli e forse anche il pane.
Penso sorridente che in tempi normali a queste cose pensavano un mucchio di uffici e centinaia e centinaia di impiegati: la Sepral, il Consorzio Agrario, l’Ufficio annonario del Comune e forse qualche altro. Ora in 6 persone si fa tutto; è una cosa a scartamento ridotto, ma…".
25 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Ieri sera Don Battini disse: “Speriamo” per i primi di Settembre. In Via Bonanno, si sentono, tra le cannonate, gli scoppi di nuove mine. Dicono che Cascina sia stata presa poi perduta, poi ripresa. E che anche di là d'Arno ci sono delle sacche, delle zone di nessuno, dove i tedeschi vanno a scorrazzare come per esempio a Ripoli. Stamani giravano in città, in divisa, alcuni fascisti rientrati da Rovigo. Non si sa perché. Non si sa se questa cosa abbia un significato. Si seppelliscono i morti fuori di Camposanto Vecchio. Stamani mi pareva cosa nuova vedere un vigile all'angolo di Porta a Lucca. In casa della Contessa Carmignani i tedeschi dettero due minuti per uscire. Paolo non potè prendere nulla con sé. Gli caddero le bretelle, fece per raccoglierle; le presero, ce lo frustarono e le tennero per sé".
Elio Giannessi. "Stanotte ho sempre dormito e stamane ho avuto confermato per bocca di mia Madre che Parigi è stata occupata al pari di Marsiglia e che sulla via Pistoiese gli Alleati incontrano serie difficoltà. Poi notizia tragica che Pisa deve cadere da sé. E’ questo possibile? Non so. Vi sono cose che non arrivo a comprendere e quindi è meglio non pensarci tanto. Prepariamoci piuttosto ad attendere serenamente tutto e con molta calma. Altre novità non ce ne sono. A domani quindi e serenamente come sempre. Avanti fiduciosamente".
Mario Gattai. "Mi sono molto interessato per l’acquedotto. Insieme all’amico Lampani dell’Ospedale (l’unico tecnico locale a disposizione) siamo andati a fare un sopralluogo ad Asciano: abbiamo trovato un vero disastro nell’acquedotto, in parte fatto saltare, in parte colpito da cannonate. Continua l’ammasso dei viveri, continua la revisione del tesseramento e la distribuzione".
26 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Stamani io ho fatto due ore di coda al Seminario (Ufficio del Comune) per timbrare le tessere in vista di nuove distribuzioni di cibo.
Radio-coda ha detto che Pistoia era stata occupata, e che in Francia le cose vanno a corsa (beati loro): hanno oltrepassato Parigi. Veramente ci sentiamo oggi un po' scoraggiati. Neppure uno spiraglio di speranza ci appare se non quello che proprio quando tutto sembra più nero qualcosa si risolva ed illumini".
Elio Giannessi. "Ormai le notti sono calme ed anche il giorno non è più come prima. Aumenta in città il fermento ed il movimento dei tedeschi. Notizie niente quindi attendiamo il domani. Sono 40 giorni che gli Alleati sono al di la dell’Arno. Coraggio coraggio".
Tina Tomasi. "Anche la speranza comincia a mancare. Siamo tutti taciturni. non ci comunichiamo le nostre impressioni e sentimenti. Un gran vuoto interiore si è fatto in me, e forse in tutti. quello che credo salvi dalla pazzia chi è esposto a pericoli troppo grandi e prolungati. Guardo impassibile morti e feriti, non ho più paura di nulla. Tutti sono più o meno come me: l'altro giorno in via Torelli un proiettile è esploso vicinissimo a me e ad altre donne. Abbiamo proseguito la nostra strada indifferenti, come se nulla fosse successo".
27 AGOSTO 1944
Mario Gattai. "Oggi ho avuto una bella soddisfazione. Sono riuscito, io, a sequestrare 4 mucche ai tedeschi. Incredibile, ma vero! Avevo appreso da una signora che in via A. Pisano alcuni tedeschi istallatisi in una casa possedevano 4 mucche, il cui latte regalavano in abbondanza alle signorine che andavano a fare servizi e ad alcuni vicini compiacenti. Andando dal Comandante del Reggimento mi sono lamentato che non si riesce a fornire il latte all’Ospedale perché ormai tutte le mucche sono state requisite, e gli ho riferito il fatto, ottenendo che fosse dato subito ordine ad un gendarme di requisire quel bestiame e farlo trasportare in Ospedale. Ho portato il gendarme sul posto. I tedeschi erano lividi, compreso il gendarme. C’è da temere che un giorno o l’altro mi spareranno una fucilata".
Elio Giannessi. "Notte assai movimentata, bengala in prima notte, indi aerei e cannonate. Oggi c’è un forte movimento. Si dice abbiano gli Alleati varcato l’Arno a Barbaricina. Ci dicono che Firenze fu presa dopo un bombardamento a tappeto. Sarà vero? Di nuovo non c’è altro. Attendiamo domani con calma in attesa di migliori nuove".
28 AGOSTO 1944
Elio Giannessi. "Oggi non si può scrivere tanto, dato che mi sono lussato la mano destra in un momento di nervi causato da parole storte. Prevedo che ci divideremo anche dai Pasquinucci dato che io sono stufo di sentire brontolamenti e di sentire o meglio vedere sotterfugi continui. Mamma ha avuto un attacco, la colpa è stata un po' mia e credevo proprio che… meglio non pensarci. Le voci in giro dicono: che la Germania ha chiesto l’Armistizio e che fra 48 ore saremo liberati".
29 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Dopo cena Don Fontana venne dalla Signora Cavani e dette la notizia che ci ha un po' sollevati. E' imminente l'attacco. Ci sono di là dall'Arno, sul tratto Firenze-Pisa 40 teste di ponte. Il morale, al chiaro di luna, si risollevò. I Corazza da un mese vivono in una capanna, come tutti, sul monte. È venuto ieri lo zio di Fortunata. Anche loro sono in una capanna sui monti di Asciano. Preferiscono far la vita di Robinson, perché hanno paura dell'attacco.
Dicono che si sono visti i conigli in Borgo, come nella macchia. Nel centro storico circolano topi e ranocchi. Gli animali si sono ripresi la città abbandonata dagli umani".
Mario Gattai. "Il fatto più rivoltante, più vile di questo periodo di emergenza è stato il saccheggio dei pegni al monte di Pietà. Gesta da ladri, organizzata da ladri, iniziata da ladri, i quali hanno fatto il primo e più grosso bottino; poi, in ultimo, vi ha partecipato anche una parte della popolazione, donne e ragazzi che hanno perduto in questo marasma ogni senso morale. Ho continuato a perquisire le case ove la voce pubblica mi indicava che era entrata refurtiva. Spesso da solo, o in compagnia di donne, poi con l’aiuto di qualche vigile, del Piaggesi, di qualche altro cittadino, infine con Santucci, un agente di polizia ausiliaria. Oltre 40 case sono state perquisite in tutta la giornata. Le perquisizioni più fruttuose sono state in Via S. Lorenzo (ove delle brutte megere hanno avuto il coraggio di chiamare dei soldati tedeschi per impedire che io riprendessi loro gli oggetti rubati) e in Via Cacciarella. Quanti nemici mi sono fatto!
Elio Giannessi. "Niente di nuovo, dolore alla mano".
30 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Le giornate passano monotonamente uguali. Qualche cannonata da ambo le parti, qualche ricognitore. La guerra era più sicura quando era più lontana. Eppure le notizie continuano ad essere grandiose. L'Arno passato a S. Maria a Monte. Sbarco a Venezia. Presa Torino, puntano su Milano. Si dice che l'Italia settentrionale sia in rivolta per mezzo dei ribelli: in una città 17000 ribelli hanno ammazzato 4000 tedeschi. A Pietrasanta più di 100. Ultima: Hitler è andato a cercare la morte sul campo di battaglia, sembra che siano in Germania nuove elezioni. Andranno nel mucchio anche queste?
Elio Giannessi. "Si mormora che i Tedeschi vadano via stanotte, i manifestini lanciati dai velivoli anglo-americani parlano di Parigi, Marsiglia, Tolone, Grenoble occupate".
31 AGOSTO 1944
Anna Manetti. "Data memoranda. Ma che anno lungo e tremendo. Stanotte i colpi delle mine facevano tremare la casa. Incoscienza. Dicono anche che gli inglesi hanno lanciato più volte, in questi ultimi giorni, i gas fumogeni, ciò che fanno per prepararsi all'attacco. Stamani grande notizia: già di buonora si circolava “perché i tedeschi sono andati via”. Effettivamente i comandi sono sgombrati, e in tutta la mattina ne ho visti due soli".
Elio Giannessi. "Stanotte non si è dormito, i tedeschi parte dei quali se n’e andata, hanno fatto saltare i ponti fra Arno e Serchio. Sarà imminente l’occupazione alleata?! La gente dice di sì. La mano fa ancora male".
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