Wifi ma non per tutti e meglio fare la fila che l’anagrafe on-line
Il sistema informatico pubblico tradisce falle importanti La trasparenza sul sito comunale: commedia degli equivoci
di Gianluca Campanella
PISA
La città di Galileo è anche la capitale di Internet? La storia sembra dire di sì: a Pisa il primo calcolatore italiano, la prima organizzazione della rete e così via. Ma la realtà a volte riserva sorprese. Abbiamo cercato tutte le “falle”, o quantomeno le sbavature del sistema informatico pubblico in generale. La premessa è obbligatoria: se entro in una trattoria e mi danno ostriche e champagne, sono contento. Al contrario, se l’insegna del ristorante promette meraviglie, provo disappunto alla minima imperfezione. Ciò per dire che ci sono comuni italiani che vanno avanti ancora con la carta carbone . Ma nella capitale di Internet si resta contrariati quando non tutto funziona.
Wifi. La connessione wireless è uno dei capitoli più significativi: WiPi, il wifi di Pisa, è gratis e copre 92.720 metri quadri; ha 80 punti d’accesso e 31.500 utenti registrati. Alcuni di questi sono turisti entusiasti che in Danimarca non si stupiscono di trovare il wifi in albergo, ma dall’Italia non si aspettano molto. Ebbene, quando vedono che dalla stazione alla Torre possono navigare senza interruzioni non resistono: «Wow!». Ma quando tornano in patria e si cancellano dalla newsletter, continuano lo stesso a riceverla; a quel punto scrivono commenti irriferibili. È successo davvero. C’è una critica molto più importante: il sistema funziona facendo partire in automatico la schermata di login (identificazione) appena il cellulare aggancia la rete; perché allora sugli iPhone (20% del mercato mondiale) la schermata non parte quasi mai e non c’è modo di lanciarla? Si investono milioni per un’infrastruttura ambiziosa e ci si perde su un difetto di programmazione banale.
Geoportale. Altro esempio è il geoportale: una banca dati imponente per la quantità di informazioni che contiene, dall’ubicazione delle antenne di telefonia mobile alla classificazione storica di tutti gli edifici. Cose che almeno una volta nella vita servono e lì si trovano. Qual è il problema? Si vede che sono state implementate da un ingegnere: infatti, un tecnico superlaureato sa che se vuole la mappa coi confini dei Ctp (consigli territoriali di partecipazione, ex circoscrizioni) basta andare sul geoportale e la trova. Ma la nonnina che ha avuto il primo computer in regalo a Natale scorso, al massimo va su un motore di ricerca come Google e digita: «Mappa ctp Pisa». Non pervenuta. Mentre sul sito ufficiale del Comune, cliccando sul link dei Ctp, si ottengono citazioni di Giorgio Gaber e improbabili immagini a metà tra il lisergico e il neofuturismo.
Trasparenza. La sezione “Amministrazione trasparente” è un’altra commedia degli equivoci. Il solito ingegnere ha fatto le cose proprio per bene: su ogni pagina c’è l’ultimo aggiornamento; più trasparente di così… Ma nella pagina principale della Trasparenza campeggia la scritta «Ultima modifica: 22/10/2013 08:38». La solita nonnina pensa: «Io volevo trovare l’ultimo bando per il mio nipote imprenditore, ma qui non ci mettono nulla da nove mesi!» e si arrende. In realtà la pagina degli appalti è stata aggiornata pochi giorni fa con tutte le gare aperte. Come si spiega? A ottobre del 2013 il nostro amico programmatore ha precisato in home page che la trasparenza è un dovere disciplinato da un decreto legislativo. E quella modifica è stata l’ultima della pagina principale: essa con logica inattaccabile continua a mostrare appunto quella data, anche se i vari sottositi cambiano e per ognuno esiste una propria data di «modifica».
Anagrafe. Chiunque sia stato almeno una volta all’ufficio anagrafe, sa che deve sperare in un’improvvisa epidemia di pisani se non vuole trovare la fila. Il Comune ha risolto parte dei disagi: se ci si registra, si possono ottenere online certificati e simili. Ma esistono due tipi di registrazioni: la «debole» per prenotare uno spazio pubblico per una conferenza; quella «forte» per tutto il resto. Serviva proprio quella debole? L’intento è semplificare, ma si rischia di complicare. Perché con l’identificazione debole, l’utente si sente più leggero da un punto di vista psicologico e se decide di non tenere più il dibattito, si dimentica di disdire la prenotazione e lo spazio resta inutilizzato. Una possibilità per l’identificazione forte è l’utilizzo della carta sanitaria della Regione. Bisogna: attivarla alla farmacia comunale, comprare il lettore di carte, scaricare il programma di dialogo tra quel dispositivo e il computer, scaricare il programma personalizzato del Comune, avere sul proprio pc tutto il software aggiornato. E alla fine dà errore, perché un protocollo di sicurezza non autorizza il transito di informazioni. Morale: andate all’anagrafe.
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