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Pisa

Il grido (inascoltato) di Cna «Siamo sull’orlo del baratro»

Il grido (inascoltato) di Cna «Siamo sull’orlo del baratro»

Molte aziende, soprattutto costruzioni e calzaturiero, a settembre chiuderanno Sotto accusa le istituzioni: troppe attività pisane tagliate fuori da scelte miopi

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PISA. La crisi economica ha prodotto un’autentica decimazione delle aziende artigianali pisane. Solo nel 2013, in termini di valori assoluti, è stato perso un valore pari a 90 milioni di euro. E quel che resta del 2014 non lascia certo spazio all’ottimismo, come spiegato dalla Cna ieri mattina in una conferenza stampa convocata per spiegare l’andamento del comparto nel Pisano. «Altro che ripresa. Si va verso il baratro - sottolinea senza mezzi termini Andrea Zavanella, presidente di Cna -. Serve una decisa sterzata per invertire la tendenza». Assieme a Zavanella c’erano il direttore generale Rolando Pampaloni, Marco Ammannati (presidente Cna Impianti) e Barbara Vannini, al vertice di Cna Costruzioni.

A soffrire di più sono i comparti delle costruzioni e il calzaturiero. «Certo ci sono dinamiche diverse fra i settori legati al mercato interno che sono in profonda crisi e non ci sono segni di risveglio - aggiunge Zavanella -. Va meglio a chi lavora con l’estero. Ma a settembre in molti rischiano di non poter riaprire i battenti: l'emorragia dei posti di lavoro sarà consistente, ci sconcerta che nessuno fra istituzioni ed enti percepisca che siamo sull'orlo di un baratro. Abbiamo anche incontrato nei giorni scorsi Cgil, Cisl e Uil, per concordare con loro iniziative. Faremo il possibile per cercare di dare una svolta ad una situazione in cui la disattenzione verso il tessuto produttivo locale è massima».

«Le imprese del territorio sono tagliate fuori da scelte politiche miopi e discutibili- rincara Rolando Pampaloni- sono stati dati in questi giorni oltre venti milioni di euro di lavori senza gara con le procedure Consip per ospedali e altri edifici pubblici a un unico soggetto, escludendo a priori le ditte locali che hanno finora garantito realizzazioni e manutenzioni. Questa non è la direzione giusta per creare ricchezza, efficienza e trasparenza».

Anche Barbara Vannini conferma che "da settembre le imprese del comparto edile saranno costrette a ristrutturare. Noi rappresentiamo imprese che lavorano da decenni con i privati e con gli enti pubblici, ma proprio adesso che c'è la crisi, la penalizzazione maggiore la stiamo subendo dalle pubbliche amministrazioni. L'ossigeno è finito e anche se per noi i dipendenti hanno un valore inestimabile saremo costretti a tagliare, consapevoli che la ripresa si allontana ancora di più».

Infine Marco Ammannati riportare la desolante esperienza relativa alle assurdità della burocrazia, che «non riconosce le fatture elettroniche: noi dobbiamo farle, ma poi se non le portiamo cartacee e di persona non ci pagano, alla faccia dei 30 giorni e delle nuove direttive. Senza contare che ogni ente è un caso a sé, con i Durc chiesti più volte per la stessa procedura».

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