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Atterrati a Pisa gli italiani rimpatriati dalla Libia
Due voli della 46/a Brigata hanno riportato a casa i cittadini che avevano deciso di lasciare il Paese. Drammatiche testimonianze
PISA. Sono atterrati nel pomeriggio di giovedì 7 agosto all'aeroporto militare di Pisa due velivoli disposti dall’Unità di crisi provenienti dalla Libia per il rimpatrio dei cittadini italiani e anche di altre nazionalità che hanno deciso di lasciare il Paese. I rimpatri sono stati realizzati dalla 46/a Brigata aerea di Pisa.
"Non era più possibile restare, la Libia è un Paese fantasma con appena 3-4 ore di erogazione di energia elettrica al giorno e con la guerra tra le milizie che impazza a Tripoli. Ho temuto per la mia vita. Per fortuna abbiamo avuto una magnifica assistenza da parte della Farnesina e ci hanno riportato in Italia''. Lo ha detto Donato Giovannini, ingegnere di Sansepolcro (Arezzo), ma da tempo residente a Milano, appena sbarcato dal volo dell'aeronautica militare che lo ha riportato a casa.
"Ero in Libia da 57 giorni e ho girato 91 Paesi nel mondo per il mio lavoro - ha aggiunto - ma adesso la situazione era davvero diventata insostenibile. Per fortuna l'assistenza dell'ambasciata italiana è stata perfetta. Ci contattavano 3-4 volte al giorno. Chapeau''.
Giovannini ha poi sottolineato che la situazione è sempre più critica ''anche perché la Libia è un Paese paralizzato, le banche non funzionano, i terminal petroliferi vengono quotidianamente distrutti e dunque non c'è disponibilità di carburante, mancano pane e viveri anche se la popolazione locale è splendida e coloro che non sono invischiati nelle milizie, ti offrono anche quel poco che hanno''.
''Ma non era più possibile restare - ha concluso - ho avuto paura per i bombardamenti, perché sentivamo fischiare i razzi durante le riunioni in ufficio. Colpivano gli edifici vicini al nostro, penso che i morti siano molti di più di quelli che dicono le cifre ufficiali. La Libia rischia di diventare come l'Afghanistan degli anni scorsi: è una guerra senza quartiere, casa per casa, tra i jhiadisti e gli islamici moderati''.


Sul campo opera da mesi l'unità di crisi del ministero degli Esteri che ha contattato tutti i nostri connazionali e organizzato i rimpatri assistiti insieme alla 46/a Brigata aerea di Pisa. Complessivamente nell'ultimo mese sono stati cinque i voli militari che hanno evacuato su Pisa almeno 150 italiani dall'inferno libico e altrettanti stranieri europei ed extraeuropei.
Sul secondo volo, atterrato intorno alle 18, c'era anche Alberto Capellini, ingegnere meccanico milanese che si trovava per lavoro nella zona di Misurata: ''Li' non c'è il caos di Tripoli - ha detto - e forse si poteva anche restare ma abbiamo preferito accogliere il suggerimento della Farnesina di rientrare. Da due mesi lavoro in Libia e non mi sono mai sentito in pericolo''.
Gli italiani rimpatriati dalla Libia hanno viaggiato, insieme anche ad altri cittadini stranieri che si trovavano nel Paese africano, a bordo di C130J della 46/a Brigata aerea. Lo rende noto l'aeronautica militare. ''L'evacuazione di cittadini italiani da zone di crisi - si legge in una nota - è una delle attività che rientrano nei compiti dell'aeronautica militare che quindi si addestra quotidianamente per essere pronta in tempi brevi a svolgere questo tipo di operazioni quando richiesto dalle autorità italiane''.
L'ultima missione umanitaria in ordine di tempo compiuta dalla 46/a brigata aerea di Pisa risale allo scorso anno con i velivoli impegnati per più di un mese nelle Filippine in soccorso della popolazione colpita dal tifone Hayan che l'8 novembre 2013 causò migliaia di morti e ingentissimi danni a città e villaggi.
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