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Effetto Fornero, meno donne in pensione
Calo di quasi 900 prestazioni previdenziali Inps in un anno: solo 300 sono uomini. La media è di 816 euro al mese
PISA. Quasi 900 pensioni in meno erogate dall’Inps quest’anno rispetto al 2013. E di queste circa 600 riguardano donne. Cominciano a farsi sentire anche a Pisa e provincia gli effetti della riforma Monti-Fornero, entrata in vigore dal 1º gennaio 2012 dopo essere stata varata nel decreto Salva Italia del 2011. In poche parole, la riforma comporta la scomparsa della pensione di anzianità (sostituita da quella cosiddetta anticipata); l’estensione del metodo contributivo nel calcolo dell’assegno; e soprattutto l’equiparazione accelerata nei tempi di ritiro per uomini e donne.
Classifica. Prendendo dati relativi allo scorso anno e con varie elaborazioni, Il Sole 24 Ore ha realizzato una mappa delle pensioni stilando alcune classifiche in base ai territori provinciali. Quello pisano occupa una posizione di metà graduatoria in tutte le voci. Pensioni di vecchiaia: 43º posto (su 105) con media mensile di 655,6 euro. Pensioni di anzianità: 57º posto con media mensile di 1.489,3 euro. Pensioni di invalidità: 60º posto con media mensile di 429,9 euro. Nella classifica complessiva Pisa è al 54º posto, con una media mensile di 1.015,6 euro e il 17,4% di incidenza delle pensioni totali sulla popolazione residente. «La provincia di Pisa si conferma in media con i dati nazionali - commenta la direzione provinciale Inps - e presumibilmente il dato sarà confermato nel prossimo futuro. Si prevede comunque un calo delle prestazioni sia di anzianità sia di vecchiaia per effetto dei nuovi requisiti introdotti dalla riforma Monti-Fornero». E anche per gli invalidi civili lo scenario «si presume rimanga invariato».
Donne e uomini. Al di là della ricerca del Sole 24 Ore, sono i dati Inps 2014 a dare alcune interessanti indicazioni. Rispetto all’anno precedente, le pensioni erogate sono scese di 871 unità (nel calcolo sono comprese vecchiaia, invalidità, superstite, assegni sociali, invalidi civili). Le donne che percepiscono la pensione sono passate da 76.433 a 75.842 (meno 591). Gli uomini da 53.743 a 53.463 (meno 280). «Questo rilevante calo di prestazioni pensionistiche è senz’altro dovuto alla riforma Monti-Fornero che ha previsto un rilevante innalzamento dell’età anagrafica richiesta per l’accesso alla pensione di vecchiaia in particolare alle donne, ancor più rilevante nella gestione pubblica», spiegano alla direzione provinciale Inps. «Inoltre per le pensioni di anzianità, a seguito della riforma, è richiesto un sensibile aumento del requisito contributivo e la contestuale eliminazione delle quote».
Mini e maxi-pensioni. Riguardo all’ammontare delle pensioni, la media di quest’anno è di 816,65 euro contro gli 801,50 euro del 2013. Un normale adeguamento. Se si resta ai dati 2013, le pensioni sotto i 500 euro sul territorio provinciale ammontano a 59.655 (media 384,24). Dunque, quasi una su due. Invece quelle sopra i 2.500 euro, ovvero le pensioni super o almeno ben differenti dalle minime, sono 2.873 (il 2% sul totale) con un importo medio assai interessante: 3.387,86 euro.
Controlli. A proposito di medie, anche l’attività in corso dei controlli sta dando risultati simili. La conferma dalla direzione provinciale Inps: «Dai controlli sia per verifiche straordinarie sia per revisioni emerge in provincia una percentuale piuttosto ridotta di prestazioni da revocare e in linea con la media regionale».
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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