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Tares, sono in arrivo 20mila avvisi Rischia anche chi ha pagato il 2013
Geofor ammette che non tutte le cartelle riguardano i morosi, ma anche chi ha già versato la rata: «I disguidi sono causati da errori umani: chi ha già saldato, dovrà produrre copia della ricevuta»
PISA. In migliaia credevano di essere in regola, del resto avevano pagato per tempo. Invece, si sono ritrovati nella cassetta delle lettere una raccomandata, un bell'avviso da parte della Geofor in cui si chiede di saldare le rate della Tares (il tributo sui rifiuti e servizi) relative al 2013. Questa è una storia di ordinaria burocrazia in cui, a conti fatti, hanno poche responsabilità sia gli utenti che il gestore dei rifiuti su dieci comuni del Pisano (Pontedera, Cascina, San Miniato, Ponsacco, Bientina, Calcinaia, Calci, San Giuliano, Vecchiano, Vicopisano) ma che, a conti fatti, sta facendo arrabbiare non poco.
I dati. Partiamo dai numeri: per il 2013 sono stati poco meno di 20mila gli avvisi di "mancati pagamenti" partiti dalla Geofor per conto delle amministrazioni locali. Va anche detto che le raccomandate fanno seguito alle richieste bonarie inviate quasi un anno fa (ottobre 2013) e rimaste ancora inevase. Gli avvisi contengono il sollecito per il saldo relativo all'anno scorso e sono (per ora) maggiorate solo delle spese di notifica.
Il fattore umano. Il bello arriva ora; perché per stessa ammissione della Geofor non tutte le notifiche riconducono a cittadini morosi. Insomma, tra i 20mila ci sono anche diverse migliaia di persone che hanno pagato il tributo, che credevano di essere in regola ma risultano nei database dei Comuni come insolventi.
«Tutta colpa dell'errore umano», spiega il direttore amministrativo di Geofor, Roberto Silvestri. Perché con l'introduzione del nuovo balzello il legislatore ha imposto che il pagamento dovesse avvenire solo con il modello F24.
La conseguenza è stata che il cittadino si è dovuto presentare con un modulo stampato alle Poste o in banca dove un addetto ha ridigitato tutti i codici all'interno di un sistema informatico. «Ecco, in quel passaggio sulla tastiera del computer - spiega Silvestri - spesso ci sono stati gli errori».
Così, è capitato che i pagamenti siano arrivati persino a Bergamo o in Puglia. Con la conseguenza che il povero cittadino è risultato moroso agli occhi del suo Comune. Va però precisato che all'interno dei 20mila avvisi c'è anche una quota di effettivi insolventi.
«In questi giorni - continua Silvestri - stiamo chiedendo a chi ha versato le rate di produrre una copia scannerizzata». Anche perché la procedura per dirottare l'accredito al Comune di residenza non è affatto semplice.
Regolarizzarsi. Dal punto di vista legale, infatti il cittadino che è finito per spedire i soldi ad un'altra amministrazione per colpa del dipendente delle Poste non è poi lontano da chi si affida ad un commercialista che commette un errore: alla fine, lo Stato cerca chi avrebbe dovuto pagare. Non il tramite.
«La nostra azienda ha trovato una strada per facilitare l'utenza - spiega Silvestri - stiamo inviando le copie dei pagamenti scannerizzati all'Agenzia delle Entrate. Loro ci comunicano dove è sono andati a finire i soldi (San Michele in Cilento, Bergamo…) e il Comune di residenza del cittadino scrive all'altra amministrazione per riavere il credito». Insomma, una matassa infinita.
«Il problema - conclude Silvestri - è che dalla Stato avrebbero dovuto prevedere il classico mav postale come avveniva con la Tia e non il solo il modello F24. Credo anche che se ne siano accorti: gli avvisi bonari della Tares per il 2014 ora vengono spediti su bollettini». In questi giorni, alla Geofor sono alle prese con un super lavoro che certo non si aspettavano. «Abbiamo dovuto dirottare due dipendenti solo per dare la caccia agli F24 sbagliati», chiude Silvestri. «Già eravamo contrari a questa imposta - dice il presidente Paolo Marconcini - ora ci troviamo addirittura in difficoltà e per colpa della quota che riguarda lo Stato. Se qualcuno ha ricevuto la raccomandata e aveva già pagato ci scusiamo».
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