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Ex Usl non vuole pagare il maxi-risarcimento
PISA. Non vuole pagare quel risarcimento milionario disposto dopo una causa durata dieci anni per un caso di presunta malasanità. La gestione liquidatoria ex Usl 12 ha fatto ricorso in appello...
PISA. Non vuole pagare quel risarcimento milionario disposto dopo una causa durata dieci anni per un caso di presunta malasanità. La gestione liquidatoria ex Usl 12 ha fatto ricorso in appello contro la sentenza del Tribunale civile che l’ha condannata, in solido con il professor Gregorio Cervadoro, 69 anni, responsabile a Cisanello di Dermatologia Chirurgica, Fisioterapia, Dermatologica e Follow-up Ustioni, a pagare un milione 669mila euro ai familiari di Paolo Spinetti, di Marina di Campo (Isola d’Elba) deceduto a 42 anni, madre, fratello, moglie e due figli. L’accusa è di non aver seguito il paziente negli anni successivi all’operazione non riscontrando l’aggravamento delle sue condizioni e la progressiva degenerazione della patologia dall’epilogo fatale. L’incarico è stato affidato all’avvocato Patrizio Pugliese. Dall’importo a carico di gestione liquidatoria e professionista va sottratto mezzo milione di euro in capo all’Unipol. Il conto resta, comunque, corposo e così il commissario liquidatore, Rocco Damone, sentito l’ufficio legale, ha deciso di impugnare il verdetto spostando la partita alla Corte di Appello. Il paziente venne operato il 25 luglio 1985 dal professor Cervadoro per l'asportazione di un neo sulla spalla sinistra, definito nella cartella clinica firmata dallo stesso dermatologo «spriding superficial melanoma del dorso». Passano gli anni e nel 1997 ci si accorge che il melanoma asportato nel 1985 era un tumore di poco più grave di quello diagnosticato subito dopo l'intervento. I protocolli clinici imponevano di avvisare il paziente di effettuare subito l'esame istologico della lesione asportata, di richiamarlo per eseguire un intervento più ampio di quello effettuato (3 centimetri), di monitorarlo in futuro (follow up) e adottare gli ulteriori interventi del caso.
Accorgimenti che per la famiglia del 42enne non sarebbero stato adottati. Dimenticato dopo l’intervento e per questo, nella tesi accolta dal Tribunale civile, lasciato al suo destino nonostante il paziente avesse più volte tentato di avere informazioni dal reparto dove era stato operato. Pensava di aver superato la soglia di rischio per la propria vita. Ma il melanoma non se ne era mai andato. Rimasto in letargo era tornato a manifestarsi nella sua aggressività mortale nel 1997. La diagnosi: metastasi massiva da melanoma. Due anni dopo l’uomo morì. Nel 2004 fu avviata la causa favorita anche da una legislazione favorevole nella presentazione di citazioni per errori medici.
Per il giudice del Tribunale civile «deve affermarsi la sussistenza del nesso causale tra l'errato trattamento sanitario ricevuto dal professor Cervadoro e il decesso del paziente». Un giudizio contestato dalla gestione liquidatoria dell’ex Usl 12 che chiede alla Corte di Appello di annullare il risarcimento da 1,6 milioni di euro.(p.b.)
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