Il Tirreno

Pisa

Denunce e condanne nella vita spericolata dell’avvocato sprint

Denunce e condanne nella vita spericolata dell’avvocato sprint

Il legale che ha “steso” in auto due vigilesse sui lungarni colleziona sentenze per truffa e sospensioni dall’attività

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PISA. Iraconda con le agenti in uniforme e davanti alle transenne. Silente con il cronista che voleva la sua versione dei fatti dopo l’episodio avvenuto nel giorno della Luminara con due vigilesse investite in auto sul lungarno Galilei perché la “ostacolavano” nel passaggio in macchina.

Chi la conosce la descrive come una persona con un carattere particolare, l’avvocato Katia Meucci, 53 anni, studio sul lungarno Mediceo e un vissuto professionale dall’altra parte della barricata rispetto alla toga fatto di denunce e processi da imputata per truffa e appropriazione indebita. Condanne in primo grado, sempre appellate. Di sicuro c’è stata una sospensione di un anno dall’esercizio della professione forense inflitta dall’Ordine degli avvocati pisano. Scaduto ad aprile, lo stop è stato prorogato fino al 24 agosto per altri provvedimenti disciplinari da scontare. Diversi i processi in corso. Sono i clienti che la denunciano accusandola di aver fatto la cresta sulle cause chiamata a patrocinare nei Tribunali. Lei si è sempre difesa, anche contro la sua stessa categoria professionale accusandola di volerla mettere nell’angolo come se fosse al centro di un complotto ordito dai colleghi. Il personaggio non è, comunque, nuovo a finire in cronaca per le sue intemperanze da codice penale.

Non serve suonare il campanello del portone sul lungarno Mediceo dove si trova lo studio legale in cui lavora anche la figlia avvocato che al Tirreno dice, via citofono: «Mi lasci il numero che la faccio richiamare». Passano le ore e il telefono resta muto. Altra chiamata, stavolta al cellulare della figlia. «Non ho ancora sentito mia madre, non insista» è la risposta che non promette niente di buono. Secondo tentativo, sempre al telefonino della figlia che sbotta: «Ma insomma chi le ha dato il mio numero? Se insiste la denuncio per molestie telefoniche». Clic.

È un ritratto di famiglia poco incline al dialogo quello che viene messo a fuoco nell’approccio a un caso che ha fatto discutere la città e sta spopolando sul web.

La protervia racchiusa nella frase “Lei non sa chi sono io!” dà il titolo al teatrino andato in scena il giorno della Luminara.

L’avvocato Meucci è alla guida di una Mercedes Classe A intestata alla figlia. Vuole passare per i lungarni chiusi con le transenne e di fronte al divieto dei vigili urbani dà il via a quello che non è proprio un eloquio da professionista del Foro. Le agenti la riconoscono subito e la informano che deve proseguire per il ponte della Fortezza visto che sui lungarni possono transitare solo i mezzi di soccorso e delle forze dell'ordine. Lo scambio di battute sembra concludersi con l’avvocato che accetta di rispettare le regole. Ma è un’illusione momentanea.

Dopo aver innescato la retromarcia, Katia Meucci ci ripensa e ingrana la prima. Aggira le transenne, sale sul marciapiede che costeggia il fiume cercando di forzare il posto di controllo e per concludere il blitz investe le due vigilesse che cercano di fermarla. In tutta questa sarabanda trova anche il coraggio di minacciarle di querela per i danni alla macchina al volante della quale si dilegua dopo aver steso le agenti. Le due donne finiscono all’ospedale. A essere denunciato, però, è l’avvocato impaziente. Lesioni, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e omissione di soccorso. Con questa sommatoria di reati ci stava anche l’arresto in flagranza. Il fermo era facoltativo è non è stato possibile bloccare sul fatto la professionista collerica del “lei non sa chi sono io!”. Era meglio se non lo sapevano. Proprio perché è un personaggio noto è stato possibile denunciarla. Un altro fascicolo in più a suo carico negli uffici della Procura.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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