Italia
Sono 25 i ragazzi affidati alle famiglie
Bilancio di 11 anni d’attività della comunità “Croce del Sud” Don Cecconi: «Servono anche interventi pubblici mirati»
CALCI. Undici anni dalla parte dei ragazzi con alle spalle grosse problematiche, ragazzi che hanno bisogno di trovare una famiglia che dia loro serenità e speranza. Unica in provincia di Pisa per le caratteristiche, l’organizzazione e soprattutto gli obiettivi, la comunità familiare “Croce del sud” svolge un’attività sociale di grande significato. Ha festeggiato l’evento (11 anni di attività), nel ricordo della sua fondazione, con un’evoluzione che ha registrato un crescendo di impegno. L’associazione “Famiglia aperta” sovrintende al tutto.
I ragazzi e le ragazzine arrivano da vari centri della Toscana con il consenso della Società della Salute. I vertici istituzionali di Calci, ma anche di Vicopisano, in considerazione della posizione logistica, sono sempre vicini. Gli ospiti, nella fase iniziale, rimangono nella struttura della Casa famiglia (un immobile ristrutturato) per essere poi assegnati in affido alle famiglie, che si rendono disponibili e di fatto allargano il proprio stato con una persona in più. «Adesso sono almeno 25 gli affidi. La Valgraziosa, dove i ragazzi frequentano la primaria e la scuola media, si conferma una terra molto attenta e sensibile», dichiara Antonio Piccoli, ex vice sindaco e animatore instancabile dell’iniziativa. «Di recente - aggiunge Piccioli, che ha una ragazza in affido - c’è stato bisogno di sistemare il tetto della struttura». Alla presenza del sindaco Massimiliano Ghimenti, del vice e assessore al sociale Valentina Ricotta e dell’assessore all’istruzione Annachiara Galotta, con l’intervento anche del vicesindaco di Vicopisano Matteo Ferrucci, si è svolto un dibattito anche con riflessioni su quanto è stato fatto e sull’attualità dell’esperienza. C’erano 80 tra soci e sostenitori. È emersa in tutta evidenza la sfida che è quella del percorso verso l’autonomia dei giovani i quali a 18 anni non possono essere considerati adulti in grado di provvedere a se stessi mentre nei loro riguardi vengono sospesi i sussidi pubblici.
Come ha osservato don Antonio Cecconi, si mettono a rischio i progressi raggiunti e lo stesso processo di crescita dei ragazzi. La convinzione di tutti è che non si può lasciare al volontariato, che pure si impegna al massimo delle sue risorse, un compito che spetta all’intera società. «I figli sono di tutti e quindi vanno sostenuti con interventi pubblici nei progetti continuativi e mirati», ha insistito don Cecconi. Un’altra riflessione importante l’ha fatta lo psicologo Giancarlo Francini, il quale ha messo a fuoco la generale scarsa sensibilità alla prevenzione del problema dei minori in difficoltà nel convulso vivere quotidiano. «Purtroppo - è stato affermato e ribadito - oggi non rimane che prendere atto dei problemi in una situazione che sta peggiorando ulteriormente. Cresce il rischio che energie maggiori debbano poi essere impiegate nella riparazione del danno perché magari l’intervento è avvenuto troppo in ritardo». La giornata è continuata con un pranzo all’aperto al quale le autorità hanno partecipato, in seguito giochi per i bambini con Esmeralda, un’artista di strada.
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