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«Aeroporto, gli enti aprano un dialogo con il socio privato»
Il deputato Fontanelli: «Restare uniti per la tutela del Galilei Si può ancora essere decisivi nella fusione con Firenze»
PISA. E ora? Il magnate Eurnekian è di fatto il nuovo padrone dell’aeroporto. Una svolta epocale. Per Pisa cambia lo scenario. C’è chi ancora non si arrende: il sindaco Marco Filippeschi resta in attesa della sentenza di venerdì 27, quando il Tar si pronuncerà nel merito del ricorso del Comune contro le delibere con cui la giunta regionale ha deciso di vendere larga parte delle proprie azioni a Corporacion America. Ma c’è anche chi inizia a dire che, concretamente, occorre iniziare a pensare a un nuovo tipo di atteggiamento. E’ il caso del deputato Paolo Fontanelli che sul suo blog scrive chiaramente: «A cosa fatta, bisogna fare i conti con la nuova situazione. Il vecchio patto, tra soci pubblici della Sat, non esiste più. Resta un contenzioso giudiziario che avrà i suoi tempi, ma non incide sulla realtà che vede Corporacion America padrona dei due scali toscani, con l’obiettivo dichiarato di fare una fusione societaria nel più breve tempo possibile».
Un cambio di prospettiva notevole, ora la vicenda è più pisana che giocata contro Firenze. Si tratta, per Fontanelli, di instaurare un rapporto nuovo con il socio privato. Un rapporto nel quale anche il patto, senza o con la Regione al 5%, può avere il suo peso. Ciò che serve è mantenere in Sat, come complesso degli enti pisani (Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione), un 34% di azioni. Il perché lo spiega Fontanelli: gli enti locali «se mantengono una linea comune hanno ancora uno spazio di iniziativa per far valere, in difesa del Galilei, le ragioni di Pisa». Come? «Cercando un rapporto di collaborazione con il privato. Per fare operazioni straordinarie in una Spa, come per esempio la fusione, è necessaria una maggioranza superiore ai due terzi».
E qui Fontanelli lancia un messaggio agli enti: «Mi auguro che questa idea possa trovare condivisione. Ciò evidentemente comporta la disponibilità a prendere in considerazione uno sviluppo positivo del confronto con il socio privato. Mentre al contrario non sarebbe comprensibile agli occhi dei pisani un comportamento diversificato che lascerebbe totalmente campo libero alla maggioranza privata». L’appello sembra coinvolgere anche Comune e Provincia, invitando a distinguere il soggetto a cui fare la guerra. Ma soprattutto Fondazione Pisa e Camera di Commercio che potrebbero far valere nelle loro scelte, prima che questioni politiche, aspetti più puramente economici. Ma, al momento, nessuno sembra intenzionato a fare un passo a lato. Così il patto, anche senza la Regione, manterrebbe un suo ruolo.
Francesco Loi
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