Il Tirreno

Pisa

Bancarellai, c’è già aria di crisi «Ho lasciato per vendere gelati»

di Daniele Benvenuti
Bancarellai, c’è già aria di crisi «Ho lasciato per vendere gelati»

La storia di Fabio Pezzi, il commerciante che era salito sul tetto del suo banco per resistere alla polizia Ma anche altri si lamentano per come vanno gli affari in piazza Manin: «Incassiamo 30 euro al giorno»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. L’immagine che lo ritrae sul tetto della sua bancarella di Piazza dei Miracoli, aggrappato a quelle lamiere nonostante gli sforzi della polizia per farlo scendere, è rimasta uno dei simboli dello sgombero dello scorso autunno. Stiamo parlando di Fabio Pezzi, uno dei commercianti in prima linea in quei giorni di durissima contrapposizione tra bancarellai e forze dell’ordine che poi si concluse con la rimozione delle strutture.

Sono passati otto mesi e Fabio ha cambiato lavoro. «Per necessità - ci dice - visto che ho una bambina piccola e il reddito del banco trasferito in piazza Manin non bastava». Lo troviamo in sella al suo banchino di gelati, quello tradizionale a tre ruote con gusti che si scoprono solo dopo aver aperto i coperchi argentati.

«Il nuovo banco in piazza Manin è stato riaperto dopo mesi in cui non abbiamo lavorato - racconta -. Ma gli affari non sono gli stessi di quando avevamo il banco in Piazza dei Miracoli. Quindi ho dovuto inventarmi qualcosa per andare avanti. Volevo investire in un’attività diversa, non di quelle che ce ne sono tante. Da qui l’idea del vecchio gelataio che gira con il suo banco tra la gente». Prima lavorava alla bancarella insieme al padre, che ora sta continuando da solo a portare avanti quell’attività che arriva dai nonni.

Fabio sembra aver messo da parte le tensioni dei giorni in Piazza dei Miracoli in cui, con i colleghi, presidiava le bancarelle durante lo sgombero. «Sicuramente adesso faccio un lavoro che mi rende felice - aggiunge -. Chi viene a comprare il gelato ha sempre il volto sereno, sorride ad ogni età. E questo mi fa star bene».

Ma il futuro sarà da gelataio o da bancarellaio? «Non lo so - conclude -. Sicuramente sul nostro futuro di bancarellai ci sono ancora tante incognite. Io per ora vado avanti con i miei gelati e con tanto entusiasmo».

Il caso di Fabio Pezzi non è isolato. I 44 operatori che sono stati spostati Pa piazza dei Miracoli hanno dovuto fare i conti con i mesi di chiusura totale e successivamente con il cambiamento di lavoro (e di fatturati) nella nuova sede di piazza Manin. «Ormai da tre mesi siamo nella nuova sede - spiega Gianmarco Boni, presidente del Consorzio Pisa dei Miracoli che riunisce tutti i bancarellai - ma il lavoro manca. Con gli incassi abbiamo difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Per questo ci siamo dovuti inventare qualcosa. Io, ad esempio, ho rilevato la gestione anche della bancarella di mia sorella. Lei, avendo la fortuna comunque di avere lo stipendio del marito, ha potuto affidarmi la sua struttura. Io vivo solo della bancarella ed ho tre figli».

Anche un’altra bancarellaia ha scelto di rilevare la gestione di un banco che era stato lasciato per provare ad aumentare gli incassi. «Non ho alcun problema a far vedere i miei scontrini – dice ancora Boni -. Io ho una media giornaliera di incasso intorno ai 30 euro. E mi trovo in una posizione comunque migliore di altri, visto che la struttura si trova proprio nel corridoio centrale davanti alla Porta del Leone). Ci sono colleghi con strutture più esterne che chiudono le loro giornate anche a zero. Per questo chiederemo un incontro all’assessore Gay, al quale ci presenteremo con i nostri incassi di questi tre mesi. Un modo per dimostrare nero su bianco come la situazione sia ancora drammatica».

La conclusione di Gianmarco Boni: «Se poi a questo si aggiunge il fenomeno dilagante dell’abusivismo, ecco che il cerchio si chiude. L’altro giorno abbiamo assistito alla protesta della comunità senegalese contro il blitz delle forze dell’ordine. Forse i pisani non sanno che in piazza Manin non c’è più un presidio della polizia e che quindi queste azioni sono isolatissime. E non dimentichiamo comunque che stiamo parlando di azioni nei confronti di persone che stanno commettendo un reato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino