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Pronto soccorso “intasato” vengono anche da Livorno
Il 28 per cento degli accessi proviene da Cascina, Viareggio e dalla città labronica Le code dovute pure ai pazienti che preferiscono l’ospedale ai medici di base
PISA. Se il pronto soccorso di Pisa diventa argomento della campagna elettorale di Livorno, allora bisogna farsi qualche domanda. Ecco che per spiegare il picco di accessi registrato il 3 giugno si può partire proprio da un numero: lo studio dei flussi al Dea, dipartimento d’emergenza di Cisanello, mostra che addirittura il 28% degli utenti totali proviene dalla città labronica, da Viareggio e da Cascina. Pisa ha una grande attrattiva, perché è nato come un centro di alta e altissima specializzazione per l’area vasta tirrenica (qui convergono, solo per dirne una, i grandi ustionati di mezza Toscana), ma anche come ospedale cittadino. E ognuna di queste due peculiarità si porta dietro degli inconvenienti. Il fatto che un fratturato della Versilia preferisca venire all’ombra della Torre è quasi una conseguenza di questa nomea di eccellenza; ma alta e altissima specializzazione significa che a Pisa si curano bene i pazienti di secondo e terzo livello, mentre un fratturato trova la stessa competenza sia qui che altrove.
Poi ci si mette anche la politica, visto che a Livorno c’è il progetto di spostare il nosocomio a Montenero bassa; da qui parte la constatazione fatta di recente da alcuni candidati sindaco: se così fosse, gran parte dei livornesi andrebbe a Pisa perché è più vicina… Folclore a parte il problema è serio, tanto che l’altro ieri, appunto, c’erano talmente tanti pazienti in attesa che la centrale del 118 ha suggerito di non dirottare nuovi accessi a Cisanello.
Quasi tutti codici di lieve entità: bianchi e azzurri. E questo è il secondo elemento: il pisano ritiene più tollerabile aspettare dieci ore in coda piuttosto che avere una prenotazione per una visita fra dieci mesi. Infatti, il circuito della medicina di base è intasato: un malato cronico anziano, alla prima tosse o alla prima febbre preferisce andare al dipartimento d’emergenza dove ha la certezza che sarà preso in carico, perché il pronto soccorso non può rifiutare nessuno. Ci sarebbe da denunciare l’atteggiamento delle famiglie, che “scaricano” i propri cari (il 66% degli accessi è un over 64 anni). Ma il discorso è anche culturale: ogni lunedì mattina c’è crisi a Cisanello, per tutti gli arrivi del fine settimana concentrati in poche ore. Se uno può aspettare tre giorni, tanto urgente o grave non doveva essere. A maggior ragione se, con la festa del 2 giugno, qualcuno ha atteso anche 4 giorni.
Come se ne esce? Eugenio Orsitto, direttore del Dea e dell’unità operativa “Radiodiagnostica di pronto soccorso Ssn”, si conferma persona squisita e prima di rispondere fa una premessa: «I codici bianchi e azzurri non si traducono in richiesta di posti letto e pertanto non ci creano difficoltà» estreme, a parte il grande lavoro dei medici. Poi spiega che «l’azienda ospedaliera ha fatto tutto quello che poteva fare»: a livello di direzione generale si cerca in ogni riunione d’area vasta di incentivare le altre realtà affinché creino un’organizzazione ricettiva di maggior attrattività; mentre su Pisa si era pensato di allungare a dodici ore il tempo delle visite per i codici bianchi (inutile, tanto si presentano anche di notte e aspettano). Ancora, in coordinamento con la Regione si sta cercando di accelerare la partenza e/o il potenziamento delle Aft, associazioni funzionali territoriali: esse sono previste ogni 30mila abitanti dal Piano sanitario sociale 2012-15 e servono attraverso i medici di base a far defluire gli utenti in altre strutture. Infine, non va sottovalutato che il ticket per i codici bianchi e azzurri è di 25 euro, più un eventuale contributo per le visite specialistiche che può arrivare massimo ad altri 25 euro. Se tutto questo non dovesse bastare, Orsitto auspica una sorta di «operazione conoscitiva per informare la popolazione su quali sono le aree alternative» presso cui richiedere soccorso.
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